Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Le elezioni di mid term americane hanno visto la prevista “onda blu” trasformarsi in tsunami. I dati (provvisori) vedono i democratici conquistare la maggioranza in entrambi i rami del Congresso, aggiudicandosi anche Stati tradizionalmente repubblicani come Kansas, Iowa e Texas. I risultati hanno avuto le loro conseguenze: i future sull’S&P 500 sono arrivati a perdere l’1,4% sui minimi. Il Nasdaq ha ceduto il 2,5%, penalizzato dai timori legati al settore dell’intelligenza artificiale e dei data centre, oltre che dalle minori aspettative di ulteriori stimoli fiscali da parte dell’amministrazione Trump. Dalle 4 del mattino, tuttavia, i future sull’S&P 500 hanno recuperato circa l’1%, mentre il Nasdaq – entro le 9 del mattino – è salito dell’1,8%. Lo shock iniziale si sta attenuando e il mercato sembra orientarsi maggiormente verso uno scenario di government gridlock, cioè una situazione di stallo politico in cui il potere è diviso tra i due partiti, tale da limitare l’introduzione di cambiamenti significativi nelle politiche economiche. Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury sono scesi lungo tutta la curva, il dollaro si è indebolito e i future sono leggermente positivi. Decisa la risposta dei mercati europei, in forte rialzo. I mercati asiatici hanno avuto un andamento contrastato: Nikkei giù dell’1,6%, mentre l’Hang Seng di Hong Kong ha guadagnato l’1,1%.

Banche e tecnologici

Dopo un ottobre da dimenticare, che ha obbligato i mercati a fare slalom fra crisi geopolitiche, costo del petrolio e del gas, timori legati all’intelligenza artificiale e allarmi relativi al debito francese, la priorità delle Borse europee è provare a raddrizzare la situazione. Non per niente, ad aprire in “verde” questa mattina è stata Milano, che aveva chiuso il mese in posizione particolarmente difficile. In ottobre, Piazza Affari aveva infatti perso circa il 4%, anche per la massiccia presenza di titoli finanziari nel suo paniere. “Tutto scorre”, per dirla con Eraclito di Efeso: nella stagione dei maxi utili, la forte esposizione alle banche aveva trainato la crescita della Borsa di Milano; ora le difficoltà delle azioni finanziarie in tutta Europa e la possibilità di un carico fiscale di 5 miliardi in Italia l’hanno spinta in basso; stamattina, il comparto sta segnando un deciso recupero, e anche l’indice sorride. Se le banche hanno sofferto in Europa, i tecnologici sono calati negli Stati Uniti (un fenomeno che è stato quasi ignorato dalle Borse del nostro continente): nell’ultima settimana di ottobre, il Nasdaq ha perso il 4%, per poi recuperare, venerdì scorso, un 1%.

L’intelligenza artificiale deprime il Nasdaq

A frenare il listino a fine ottobre è stata soprattutto l’intelligenza artificiale, i cui nodi stanno venendo al pettine. A cominciare dalla costante crescita del numero di utilizzatori, che causano un aumento dell’energia richiesta e dei costi operativi. Ciò si riverbera, alla fine, anche sull’utente finale. Un esempio può essere dato dall’iPhone, che – da un prezzo sotto i 200 dollari dei primi modelli – si è spinto a oltre 1.000 dollari. E i consumatori comprano senza fare una piega, spinti dall’effetto-dipendenza. L’incertezza tra due esigenze opposte e inconciliabili favorisce il ritracciamento del Nasdaq. Che dopo le mid term – come abbiamo visto – dovrà affrontare una politica meno favorevole da parte delle istituzioni.

L’offensiva degli hacker

Le quotazioni dei titoli Ia hanno subito ulteriori colpi anche per i clamorosi attacchi hacker che hanno minato certezze finora considerate granitiche.
L’assalto a Binance, che ha causato la sottrazione di circa 7 miliardi e mezzo e la conseguente sospensione delle contrattazioni borsistiche, è un campanello d’allarme proveniente dalla tecnologia, e segna un punto a favore di chi non rinuncia a tenere a casa un gruzzoletto in contanti. L’operazione malevola dimostra che nulla è impenetrabile, e ammonisce sulle conseguenze di un accantonamento dell’intelligenza umana, che ha retto il mondo per migliaia di anni. Si teme che, già in un presente in cui si “appalta” di tutto e di più alla tecnologia e all’IA, altre incursioni virtuali clamorose possano verificarsi. In questi giorni, per esempio, la grande distribuzione europea è sotto choc per l’hackeraggio dei sistemi di refrigerazione di alcune catene di supermercati, che ha portato la temperatura dei frigoriferi oltre 50 gradi, costringendo molti punti vendita a buttare tonnellate di cibo andato a male. Nella gestione della refrigerazione nei supermercati, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per vari motivi: tra questi, tenere sotto controllo consumi e temperatura automaticamente e prevenire eventuali malfunzionamenti o guasti. Ma non esistono sistemi sicuri: è lecito chiedersi se, alla luce dei rischi crescenti della tecnologia, un distacco degli impianti da internet e una gestione umana, con manodopera appositamente addestrata, potrebbero rivelarsi alla lunga più efficaci.

Le dimissioni di Christine Lagarde

Novembre, statisticamente, è un mese solitamente più favorevole per le Borse: ci si aspetta quindi una virata in grado di innescare un recupero dei mercati, anche se i problemi della componente tecnologica e la confusione geopolitica non spariranno certo con la caduta delle foglie dagli alberi. La tregua dei tassi, che sono stati mantenuti fermi sia dalla Fed, sia dalla Bce, sicuramente può contribuire a frenare la corsa dei bond, arrivati oltre il 3% in Germania, fino al 4,70% in Italia e quasi al 5% in Francia. Tuttavia, in dicembre tutti scommettono su una nuova stretta monetaria, soprattutto in casa Bce: se l’Eurotower rinunciasse a un nuovo rialzo dei tassi sarebbe davvero una sorpresa. Tutt’altro che sorprendenti, invece, le dimissioni di Chistine Lagarde dalla presidenza della stessa Banca Centrale Europea, che avranno effetto il prossimo 7 febbraio. L’addio anticipato della Lagarde al massimo organismo monetario europeo può preludere a una candidatura alla presidenza francese, per arginare l’onda della favoritissima Marine Le Pen. Ma, più probabilmente, le dimissioni hanno un’altra ragione: permettere a Emmanuel Macron e a Friedrich Merz di indicare un successore prima di dover lasciare le rispettive poltrone. Sarebbe un modo di depotenziare la politica economica degli eventuali nuovi leader attraverso la nomina di un presidente Bce in linea con i suoi predecessori.

Foto di Kelly Sikkema su Unsplash

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