Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Fra Donald Trump ed Elon Musk ormai è scontro aperto. Dopo le prime schermaglie, la querelle è sfociata in una vera e propria escalation a suon di attacchi incrociati, anche di tipo personale. La fine della “luna di miele” fra il presidente degli Stati Uniti e il suo ormai ex best buddy era stata prevista da vari commentatori fin dall’inizio: l’ego dei due – si diceva – è troppo smisurato perché l’idillio possa durare. E così è stato: la collisione è avvenuta e ha fatto il botto.

L’escalation

La rottura, però, non è giunta all’improvviso. Già prima ancora di insediarsi, Trump aveva annunciato senza ombra di dubbio il ridimensionamento della strategia “avanti tutta” sull’auto elettrica: pur non reagendo apertamente, Musk – come è logico immaginare – non aveva di certo accolto la riapertura al fossile brindando a champagne. Discorso diverso per i dazi, criticati dal magnate sudafricano, che più tardi – cioè al momento di lasciare il Doge – aveva rincarato la dose, contestando duramente gli sgravi fiscali e i mancati tagli al bilancio. L’esternazione di Musk ha innescato uno scontro sempre più duro, con un rapido e progressivo aumento di intensità e uno scambio di accuse e minacce miserevoli.

Allarme Space X

La lite fra Trump e Musk, però, non è soltanto la semplice rottura fra un leader politico e un suo grande finanziatore e collaboratore. Perché l’imprenditore sudafricano ha una posizione dominante nel programma spaziale Usa, che è legato in gran parte alla sua SpaceX. Se Musk decidesse di negare tutto a un tratto agli Stati Uniti l’utilizzo della navicella per trasportare gli astronauti americani sulla Stazione Spaziale Internazionale (cosa che ha già minacciato, per poi ritrattare), la Nasa non disporrebbe più di collegamenti fra terra e spazio. Portando magari Trump a chiedere un “passaggio” a Vladimir Putin e a utilizzare le strutture russe. Un eventuale stop alla collaborazione fra governo Usa e SpaceX – comunque regolata da un contratto – avrebbe anche ripercussioni sulla difesa. E’ per questo che Nasa e Pentagono stanno cercando alternative. Un “piano B” urgente, anche se Space X è un’infrastruttura troppo centrale per essere abbandonata. La pace fra i due nuovi ex amici sembra difficile; tuttavia entrambi ci hanno abituati a giravolte e passi indietro, e potrebbe presentarsi un alibi per una riconciliazione. Come, per esempio, la posizione comune dei due nei confronti dei gravi disordini in corso in California, per cui Trump ha mobilitato Guardia Nazionale e marines.

Bce e Fed, pianeti diversi

Se la rottura fra Trump e Musk è cosa recente, le frizioni con Jerome Powell (anch’egli repubblicano) si trascinano da un po’ di mesi. Non è dato di sapere se l’inquilino della Casa Bianca manterrà il presidente della Federal Reserve al suo posto fino a fine mandato, previsto per fine gennaio 2028; tuttavia, la dichiarazione di Trump (secondo cui il nome del nuovo leader Fed “sarà rivelato presto”) lascia aperta anche la possibilità di una sua sostituzione anticipata. Intanto Powell – con grande disappunto di Trump – resiste e non abbassa i tassi, proseguendo nella linea hawkish che distanzia la Fed dalla Bce. L’Eurotower, infatti, ha optato per la scelta opposta, effettuando un ritocco da 25 punti base, il quarto dell’anno. La discesa del costo dell’euro dal 2% all’1,75% non cambia molto nella vita di imprese e famiglie: una politica monetaria equivalente o minore del 2% è compatibile con il tasso di equilibrio che identifica una situazione normale – a condizione che i tassi non tornino negativi.

Le Borse tengono

Il costo basso del denaro spiega il motivo per cui le Borse europee tengano bene (e meglio di quelle americane, pur in recupero) nonostante l’economia stagnante. Siamo ora in attesa dei dati relativi al secondo semestre, che probabilmente ci confermeranno un andamento in tono minore, ma sempre in leggera salita. Non c’è infatti motivo che giustifichi una discesa delle Borse, nonostante il moltiplicarsi dei problemi geopolitici e istituzionali, contro cui i listini si sono dimostrati discretamente impermeabili. Per chi ha liquidità, potrebbe essere una buona scelta mantenere le azioni in portafoglio e magari optare per acquisti selezionati nei titoli utility (che offrono buoni dividendi e sono molto difensivi, nel caso in cui i mercati ripieghino) e petroliferi, vista la quotazione attuale.

Successo Btp

Chi ha optato per rendimenti sicuri ha invece contribuito al “tutto esaurito” nel collocamento dei nuovi Btp. Sebbene le performance siano comprese fra l’1.85% e il 2.30% e malgrado ci sia molto meglio sul mercato, i buoni del tesoro sono andati a ruba, spinti anche dalla fiducia nell’investimento senza rischi e nei record dello spread, arrivato sotto quota 95.

Investimenti, occhio alle truffe

La Consob, intanto, ha puntato un faro sui finfluencer, cioè personaggi dei social network che si propongono come consulenti agli utenti internet. L’authority ha ricordato che non basta proporsi al pubblico e promettere mari e monti per essere credibili: il settore degli investimenti finanziari è molto delicato, e per operare occorre essere operatori seri, scrupolosi e soprattutto autorizzati. Se l’influencer finanziario lo è – se cioè rispetta le stringenti regole europee – non ci sono problemi. Altrimenti occorre ignorarne le lusinghe di guadagni facili e senza rischi. “I risparmiatori che accedono ai contenuti condivisi dai finfluencer”, ha scritto infatti la Consob, “devono evitare di assumere decisioni di investimento in maniera affrettata, esclusivamente sulla base di quello che altri fanno (“effetto gregge”) o sulla spinta emotiva di informazioni generiche e non verificate in merito al tipo di investimento e alla persona che le fornisce”. Attenzione dunque a “presunte occasioni di investimento prospettate come altamente redditizie nonché prive di rischio a fronte di esborsi limitati: bisogna sempre ricordare, infatti, che gli investimenti finanziari comportano l’assunzione di un certo grado di rischio. Particolare cautela anche nei riguardi dei possibili conflitti di interessi in capo a chi diffonde informazioni rispetto agli investimenti oggetto di valutazione. Le decisioni di investimento vanno assunte in modo consapevole e informato, prestando la massima attenzione”.
Le avvertenze delle autorità di vigilanza sulle possibili truffe negli investimenti vogliono, in fondo, comunicare lo stesso messaggio contenuto in tono fiabesco dalla storia di Pinocchio: nessuno, sotterrando gli zecchini, ha mai assistito alla crescita di un albero colmo di monete. In un mondo, come quello del web, dove prosperano emuli “digitali” del Gatto e della Volpe, occorre riconoscere i loro metodi e non cadere nelle loro trappole, rivolgendosi solo agli intermediari autorizzati e consulenti finanziari iscritti all’albo.

Foto di mehdi pezhvak su Unsplash

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