Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Mentre tornano le ostilità nel Golfo, Donald Trump minaccia di applicare alle navi una tassa del 20% del valore economico della merce trasportata, in cambio della protezione Usa per il transito per lo Stretto di Hormuz. La nuova trovata del presidente americano è stata tuttavia accolta dalle Borse come una boutade: gli indici l’hanno praticamente ignorata, classificandola come il “solito” bluff.

Nuovo tonfo a Seul

Intanto si è verificato un nuovo tonfo a Seul, che però (almeno per ora) ha avuto pochi effetti sui mercati. Nonostante le possibili avvisaglie sui titoli tecnologici, il Kospi è ancora sotto controllo, dato il poderoso avanzamento registrato nel 2026. Tuttavia, se il trend continuasse le Borse di tutto il mondo potrebbero iniziare a raddrizzare le antenne, soprattutto se un eventuale grafico in picchiata dovesse toccare soprattutto i titoli Ict e intelligenza artificiale.

Rotazione settoriale

Per il resto prosegue la rotazione settoriale, che rende incerti gli investimenti più focalizzati: i listini europei veleggiano tranquilli e in alcuni casi esprimono prestazioni brillanti, ma ciò dipende dai settori trainanti (ultimamente quello industriale), che compensano quelli in forte calo (come, di questi tempi, il riarmo). In altri termini, se si indovina l’area di investimento è possibile portare a casa buoni margini, ma se la si sbaglia si rischia di perdere il 10% in un attimo. Anche per questo motivo, in questa fase è consigliabile puntare sugli indici e mantenere il mix di portafoglio. In attesa delle semestrali.

“Nulla è più come prima”

Con la nuova impennata, causata dalla nuova fase di instabilità nel Golfo, il greggio ha lasciato la comfort zone della forbice 70-80 dollari al barile per raggiungere la fascia 80-90. Ma a preoccupare maggiormente i consumatori non è il petrolio ma il gas, il cui prezzo è tornato a 50 euro al kilowattora. In un quadro che vede stoccaggi molto bassi e conseguenti rischi su costi  pere aziende e famiglie. In generale sembra quindi condivisibile la dichiarazione di Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, secondo cui nulla è come prima e la situazione ci obbliga a scelte nuove per il dopo-Hormuz. Tutto vero. Se non che, l’urgenza di una nuova politica per l’energia era chiara anche quattro anni fa: nonostante i rincari in bolletta, le aziende e le famiglie hanno fatto i salti mortali per quadrare i bilanci, e ogni intervento correttivo di qui in avanti, pur doveroso, sarà comunque tardivo.

Intelligenza artificiale energivora

A proposito di consumi, uno studio Surfshark rivela che l’energia utilizzata ogni giorno dalle richieste a ChatGpt basterebbe per climatizzare Bologna, Firenze o Bari. Secondo il rapporto, con il numero globale di richieste che ogni giorno vengono inviate alla sola ChatGpt (2,5 miliardi circa) si potrebbero alimentare circa 200.000 condizionatori per 24 ore. Climatizzando per un giorno una città di medie dimensioni. “Ogni richiesta a ChatGpt produce una quantità stimata di 4,32 grammi di Co2”, ha detto Tomas Ivanaitis, head of data Ai di Surfshark. “L’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale rappresenta la parte più rilevante del problema, perché richiede la capacità di un numero enorme di server che consumano elettricità 24 ore su 24, sette giorni su sette”. Che “devono essere raffreddati, e questo processo consuma milioni di litri d’acqua. L’intelligenza artificiale contribuisce in modo significativo alle emissioni di gas serra ed è quindi necessaria una maggiore responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti nel suo sviluppo e utilizzo. Anche usare l’IA in modo sostenibile nella vita di tutti i giorni è importante”. Il che non significa rinunciare a questa nuova tecnologia, ma utilizzarla con più criterio. Sembra però che questa tematica non sia troppo popolare: quando si tratta di intervenire sul settore automobilistico i fari sono tutti puntati, ma in altri ambiti (intelligenza artificiale, appunto, ma anche criptovalute e voli privati) l’attenzione magicamente svanisce.

‘”Effetto Maradona”

Intanto, si parla ancora di tassi, specialmente alla luce del rischio inflazione causato, ancora una volta, dal caro energia. Se molte previsioni vanno in direzione di una stretta monetaria, a esprimere un parere controcorrente è Jp Morgan, secondo cui la corsa verso il rialzo dei tassi è una sorta di illusione. Per spiegare questo strano fenomeno, la banca d’affari ha offerto un’immagine suggestiva: “Maradona”, ha detto Jp Morgan, “faceva credere di andare da una parte, poi segnava gol dall’altra. Nello stesso modo, le banche centrali affermano che alzeranno i tassi, ma non lo faranno”. L’effetto Maradona, appunto. Lo scenario potrebbe rivelarsi realistico, ma l’analisi serve soprattutto a suscitare attenzione e dibattito. E per farlo utilizza un’immagine forte – quella, appunto, del Pibe de Oro, proprio mentre si avvicina la riedizione di Argentina-Inghilterra ai Mondiali – in grado di incuriosire il lettore.

Italiani, sale il tesoretto familiare

Chi sembra passarsela bene, nonostante tutto, sono le famiglie italiane, la cui ricchezza è cresciuta, dal 2020 a oggi, di 1.600 miliardi di euro, raggiungendo un patrimonio totale di quasi 6.500 miliardi. A svelare questo dato uno studio della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani), sindacato di categoria dei dipendenti degli istituti di credito. A stupire ancora di più è la natura diversificata dell’allocazione del denaro: soldi sul conto ce ne sono ancora molti, ma si osserva chiaramente la crescita della componente finanziaria (pari a 1.103,3 miliardi in più, +113%). A farsi notare sono anche i fondi comuni e le polizze assicurative. Gli italiani, da tempo risparmiatori, stanno diventando un popolo di investitori? La risposta è no. E’ indubitabile che una parte maggiore del denaro allocato è stata destinata alle Borse, ma è pur vero che la causa sono i rendimenti bassi delle obbligazioni, che giocoforza spostano l’attenzione sull’azionario. Ne è dimostrazione il successo delle aste dei Btp: quando l’investimento sicuro restituisce ancora una certa performance, gli italiani corrono a sottoscriverlo. Non siamo un paese finanziariamente maturo: spesso si spostano capitali sulle Borse senza sapere bene che cosa sia davvero un investimento azionario.

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