Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finan ziari.
Le Borse proseguono il loro andamento tutto sommato fluido, con lievi arretramenti e successivi rimbalzi.
Nessuna correzione importante, almeno per ora, nonostante le sfide che attendono i mercati: la situazione geopolitica, con le solite restrizioni al passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz e la minaccia americana di sanzioni secondarie a chi commercia con l’Iran; il nodo intelligenza artificiale, con i timori di bolla e la quotazione di Anthropic; la situazione del debito pubblico Usa, che ha sfondato quota 40.000 miliardi di dollari, obbligando il Tesoro a intervenire.
Lo Stretto e il D-Day economico
Le questioni geopolitiche sono sempre alla ribalta. Il transito dallo Stretto di Hormuz è ancora problematico, anche se non si comprende se sia completamente chiuso (come sostengono gli iraniani) o semi-aperto (secondo la versione americana). Chiunque abbia ragione, la crisi di un braccio di mare così importante può causare una tragedia umanitaria – per la centralità dello Stretto nella fornitura di fertilizzanti ai Paesi poveri – e le forti difficoltà alle economie del mondo occidentale che sono sotto gli occhi di tutti. Gli Usa hanno provato anche un colpo a sorpresa, proclamando il cosiddetto D-Day economico, cioè una vasta campagna di sanzioni secondarie a chiunque commercerà con l’Iran. L’annuncio, che ha causato il deprezzamento del rial iraniano ai minimi storici, pone prima di tutto un problema di diritto internazionale: ci si chiede con quale autorità un Paese possa cercare di imporre ad altri Stati indipendenti le proprie scelte. In secondo luogo, le restrizioni annunciate da Washington sembrano di difficile realizzazione, dato che a commerciare con Teheran ci sono anche potenze come Russia e soprattutto Cina. Fatto sta che, dopo le incertezze dovute all’annuncio dell’amministrazione americana, le Borse sembrano aver superato il guado, ritenendo la minaccia Usa un allargamento del sistema di sanzioni già in essere, piuttosto che un nuovo embargo anti-iraniano.
Intelligenza artificiale
Per il momento, dunque, i mercati quasi non fanno una piega: i listini sono piuttosto concentrati sull’intelligenza artificiale, con i mai sopiti timori di bolla, i movimenti dei titoli relativi ai semiconduttori, l’attesa dell’imminente trimestrale di Nvidia e soprattutto la quotazione di Anthropic. La valutazione del gruppo di Claude è gigantesca: a oggi si trova a 2.000 miliardi, dollaro più dollaro meno, con capitali ad appena 100 miliardi. La discrasia è chiara: acquistare Anthropic ora presume uno scenario con ricavi e utili di molto superiori nell’arco di tre-quattro anni. Per aderire all’offerta, insomma, è necessario un forte atto di fiducia. Certo è che, in generale, sull’IA si sollevano molti dibattiti: dalla possibilità che il controllo sulla tecnologia possa sfuggire ai rischi per la privacy, dai timori più volte evidenziati di una bolla alle drammatiche ripercussioni sull’occupazione – un pericolo così incombente da influenzare, a suo tempo, la scelta del nome da parte del Pontefice. Fra i rischi evidenziati, però, raramente si evidenzia l‘impatto dell’intelligenza artificiale sull’ambiente. Per poter sviluppare i loro progetti, i grandi gruppi IA devono giocoforza consumare suolo (infatti acquistano grandi estensioni di terreni), energia elettrica e acqua. Nonostante ciò, come detto, in pochi sottolineano il contesto che si sta creando – a differenza di quanto avviene, per esempio, quando si parla di automobili ad alimentazione endotermica. E’ però lecito chiedersi fino a che punto un settore energivoro come l’intelligenza artificiale possa svilupparsi in progressione geometrica senza una regolamentazione anche da questo punto di vista.
L’esplosione del debito americano
Il debito pubblico lordo americano ha varcato per la prima volta nella storia l’asticella dei 40.000 miliardi di dollari. Il deficit annuale è di 3.600 miliardi, al 6% sul pil. Con questi numeri, che definire enormi non è un’esagerazione, sembra incredibile che Washington continui a godere degli ottimi rating da parte delle agenzie specializzate. Le istituzioni americane sono comunque intervenute con tempestività: quando i Treasury trentennali hanno raggiunto rendimenti che non si vedevano da 20 anni (fino a 5,35%) il dipartimento del Tesoro, guidato da Scott Bessent, ha annunciato il riacquisto di titoli di Stato, raddoppiando il buyback da 2 a 4 miliardi per operazione. Risultato: la recompra, che si estenderà dal 9 settembre al 4 novembre, ha calmato le acque sul fronte obbligazioni governative, abbassando il trentennale intorno a 5,20%, considerato alla stregua di un livello che non si deve valicare. Ora, la palla passa alla Fed e alle altre banche centrali, che a settembre saranno chiamate a decidere se mantenere i tassi al livello attuale o alzarli, presumibilmente di 25 punti base, per prevenire l’inflazione.
Materie prime
Il Brent è sceso, anche se di poco, sotto i 90 dollari al barile, ma il prezzo è comunque alto, sostenuto dai venti di guerra in Iran e Ucraina. Lunedì scorso l’oro è tornato a correre, superando i 4.650 dollari l’oncia – anche se i massimi sono ancora a distanza. Il nuovo rally del metallo giallo (affiancato dall’argento) dipende in gran parte dal buyback americano e dalle esigenze di proteggersi dall’inflazione, ma anche dalla situazione fiscale negli Usa. In generale, le materie prime sono viste come un efficace mezzo per proteggersi dall’inflazione; tuttavia, se le loro quotazioni si incrementano, salgono i prezzi. E, ça va sans dire, creano nuova inflazione. Il classico gatto che si morde la coda. La crescita delle obbligazioni governative e la questione dei tassi hanno influito anche sul ritorno in scena dei bitcoin, mai così alti da tre mesi: in questo caso influisce anche l’interesse per gli stablecoin legati al dollaro e ai tassi.
Lovaglio, lascia o raddoppia?
La prossima settimana, con il rientro di gran parte degli investitori, avremo le idee più chiare sui prossimi trend borsistici.
In Italia potremo esaminare le reazioni degli indici alle due offerte di Luigi Lovaglio, impegnato nel difficile tentativo di portarsi a casa Banca Generali (operazione difficile) e Banco Bpm (impresa ancora più complicata). Si può certamente sottolineare la complessità della doppia sfida lanciata dall’amministratore delegato di Montepaschi (che, se vogliamo, è tripla, dato che coinvolge la controllata Mediobanca). Tuttavia, occorre riconoscere che Lovaglio sta dimostrando coraggio e caparbietà. Se il suo “salvataggio sulla linea” riuscisse, sarebbe salvaguardata l’integrità di una banca storica, oltre che la permanenza di un grande polo nel mondo del credito e della finanza italiani.
Foto di Brunxs su Unsplash






