Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Proseguono le trattative sui dazi, mentre la data fatidica del 1 agosto si avvicina. Le delegazioni europea e cinese (ma non solo) si stanno confrontando con i rappresentanti americani per trovare un compromesso, mentre Donald Trump continua a fare dichiarazioni. Tra le nuove “trovate” dell’inquilino della Casa Bianca, la possibile introduzione di dazi minimi al 15%-20% nei confronti dell’Europa, con il 25% sulle auto. L’ennesima nuova formula del Tycoon rischia di mandare all’aria i negoziati, vanificando i risultati ottenuti nel corso dei colloqui.

Negoziati difficili

La mancanza di una linea coerente da parte del presidente Usa è uno degli elementi che rendono i negoziati difficili; l’altro è l’ego smisurato di Trump, che alla fine vuole terminare il confronto dichiarando vittoria sui “contendenti”. Questo rende difficile trattare. Ma complica le cose anche per lui e, in prospettiva, per gli Stati Uniti. Il presidente Usa si è infatti messo contro l’opinione pubblica mondiale, ma anche contro quella americana. Mutatis mutandis, la sua politica ricorda, in grande, la supertassazione dei porti italiani da parte del governo Monti, che aveva provocato un fuggi fuggi delle barche verso altri approdi europei. Insomma, quello che il fisco americano incamererà con i dazi finirà di perderlo in calo dei consumi e fuga delle aziende. Con in più un malcontento diffuso tra i cittadini, deleterio anche dal punto di vista elettorale.

Borse ancora caute. Ma…

Sul fronte borsistico, invece, non c’è nulla di nuovo. I mercati stanno gestendo l’avvicinarsi della “data x” con cautela e movimenti moderati. Un po’ su, un po’ giù, sempre vicino ai massimi, sempre in attesa. La sorprendente resilienza degli indici potrebbe, però, venire intaccata se il prossimo 1 agosto i dazi dovessero davvero entrare in vigore. Non è dato prevedere in quale misura; tuttavia, preoccupa la possibilità di una combinazione fra un nuovo storno simile a quello avvenuto lo scorso 2 aprile e la poca liquidità che tradizionalmente contraddistingue il mese di agosto.

Banca, ancora utili record

A soccorrere la Borsa di Milano potrebbero essere gli utili del mondo bancario, che nel 2024 hanno fatto registrare nuovi record. Il settore creditizio si è attestato su quota 46,5 miliardi di euro (+14%). Il risultato fa il paio con i numeri raggiunti dal comparto nel triennio 2022-24, quando i profitti del credito tricolore hanno superato la clamorosa cifra di 112 miliardi. Sembrano lontani (ma non lo sono) i 15 anni di mancati utili che hanno preceduto l’exploit. A spingere lo scatto del mondo bancario è stata soprattutto la stagione di tassi elevati, che hanno permesso agli istituti di fare profitto dagli interessi passivi più alti chiesti a richiedenti mutui e prestiti, e di tornare a spingere sui finanziamenti, che da molto tempo erano stati marginalizzati. Ora ci si domanda come chiuderanno i bilanci bancari dei prossimi cinque anni, in uno scenario contraddistinto dal progressivo taglio dei tassi da parte della Bce. Una tendenza che si prende una pausa a luglio, ma probabilmente riprenderà in settembre. Inflazione permettendo.

Tasse e bigtech

Da un’istituzione comunitaria a un’altra. Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione europea e commissaria per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, ha dichiarato in un’audizione a Montecitorio che le regole per l’intelligenza artificiale non dovrebbero essere ritirate: “noi”, ha detto, “vogliamo applicarle in modo molto amichevole nei confronti delle imprese”. Tutte. Anche quelle americane. Anche se la dichiarazione riguarda l’Ia, saranno forse fischiate le orecchie a chi, tra le bigtech e i loro sostenitori, spinge per avere regole speciali anche dal punto di vista fiscale. Proprio pochi giorni fa, secondo Reuters, Meta, Linkedin e X hanno presentato un ricorso sull’Iva relativa ai dati personali. Questo dopo gli avvisi di accertamento del fisco italiano concernenti il mancato versamento dell’imposta sull’accesso gratuito degli iscritti ai loro social. Più che una partita a scacchi, questa sembra una guerra di tutti contro tutti. In cui chiaramente sono gli Stati Uniti ad avere il coltello dalla parte del manico, dato che l’Europa esporta oltre oceano molto più di quanto importi.

Bilancio Ue 2028-34, percorso accidentato

Ursula von der Leyen ha intanto presentato il bilancio Ue 2028-34. Un piano-maxi che prevede un budget di quasi 2.000 miliardi. Il progetto – ambizioso, ma che non affronta del tutto il problema della crescita, né mette in discussione il green deal – è appena alle sue fasi iniziali: dovrà passare per Parlamento Europeo e Consiglio e ricevere l’avallo degli Stati membri. Tuttavia, il piano ha già scatenato polemiche. E la netta opposizione del governo tedesco. “Un aumento complessivo del bilancio Ue”, ha dichiarato senza mezzi termini Stefan Kornelius, portavoce dell’esecutivo di Berlino in un comunicato, “non è accettabile in un momento in cui tutti gli Stati membri stanno compiendo notevoli sforzi per consolidare i loro bilanci nazionali. Per questo, non potremo accettare la proposta della Commissione”, ha aggiunto. La posizione tedesca, che potrebbe mettere a rischio l’intero impianto del progetto di bilancio a lungo termine, è facilmente spiegabile: se salgono gli esborsi, i Paesi che contribuiscono maggiormente (Germania in testa) devono allargare i cordoni della borsa. Ciò significa che Berlino sarebbe costretta a trasferire più denaro all’Unione Europea, alzando le tasse proprio in un momento di crisi della sua economia. Per questo motivo, l’iter parte subito con un percorso accidentato.

Inchiesta Milano

Tornando alle nostre latitudini, l’inchiesta urbanistica a Milano ha scosso la politica e l’edilizia della città. Il problema, però, non è nuovo, ed era già emerso con il tentativo, poi non riuscito, di approvare una misura ad hoc, il discutibile condono Salva Milano. Ciò che è accaduto nella metropoli ambrosiana è semplice: utilizzando un buco normativo, i costruttori – con pareri tecnici in giunta – hanno abbattuto edifici di pochi piani per poi costruire immobili molto alti. Pagando un prezzo limitato per le aree da edificare (in alcuni casi facendo poco per il territorio contiguo) e ricavandone utili enormi. Oltre all’inchiesta, che ha messo nel mirino anche il sindaco di Milano, l’intervento della magistratura ha causato lo stop ai cantieri. Il che ha destato viva preoccupazione dei cittadini che avevano già acquistato la casa prima della sua costruzione, magari vendendo contestualmente la loro abitazione precedente. Il blocco dei cantieri, però, potrebbe finire in una bolla di sapone: si sta parlando di miliardi di euro di progetti che difficilmente possono essere fermati per molto tempo. E tanto meno annullati, con demolizioni molto problematiche. Forse saranno abbattuti pochi edifici, probabilmente i più compromessi, anche per dare un segnale. Per il resto, probabilmente, ci si accontenterà di un condono con il pagamento di un valore percentuale sul valore complessivo dell’intervento.

Foto di Brice Cooper su Unsplash

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