Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.
Donald Trump ce l’ha fatta. Il tycoon ha conquistato il ritorno alla Casa Bianca, in una delle elezioni più incerte di questo secolo. Il reinsediamento dell’ex presidente dovrebbe segnare un cambio di paradigma nella politica economica americana, sia internamente, sia nei suoi rapporti con i partner europei e il resto del mondo.
Cambio di rotta
Donald Trump ha vinto le elezioni basandosi su tre elementi chiave: 1) l’inflazione, che durante la presidenza Biden ha eroso in maniera significativa il potere d’acquisto delle classi medio basse, 2) l’aumento abnorme dell’immigrazione illegale (4 milioni di ingressi irregolari sotto la presidenza Biden), fatto che ha generato molta insicurezza nelle famiglie, 3) lotta alle teorie woke, viste come un forte indebolimento della educazione familiare. Cosa aspettarsi ora dunque? Probabilmente Trump farà tutto ciò che è in suo potere per fermare la guerra russo-ucraina e riutilizzare i soldi risparmiati per obiettivi interni, e per fermare l’immigrazione illegale, suo cavallo di battaglia. In particolare, il candidato repubblicano ha affermato che, invece di incoraggiare gli afflussi dal Centro America, occorrerebbe migliorare le condizioni di vita in loco, magari utilizzando capitali risparmiati altrove. L’accostamento all’Ucraina è scontato. Una decisione di questo tipo si riverbererebbe in maniera forte sull’Europa: se l’Ue decidesse di continuare a sostenere Kiev nonostante un disimpegno americano, si presenterebbe il rischio di inasprimento della politica fiscale, difficilmente praticabile in un periodo di crisi economica così forte. All’opposto, se l’Europa si accodasse agli Usa, sarebbe eliminata una voce di spesa importante, da reinvestire in misure per arginare la crisi e rilanciare l’economia. Preoccupa invece la possibilità che Trump ripristini i dazi sui prodotti europei, ma anche di altri Paesi del mondo, sulla falsariga di quanto fece durante la sua presidenza. Probabile anche, a fronte di un disgelo nei confronti della Russia, un inasprimento dei rapporti con la Cina: ricucire i rapporti con Mosca, per l’amministrazione Trump, avrebbe anche l’obiettivo di bloccare l’approvvigionamento cinese a basso costo di petrolio russo, uno dei risultati delle sanzioni a Mosca. Sul fronte interno, l’avversario più problematico è l’inflazione, sopra i target e in crescita, soprattutto nelle grandi città: a titolo di esempio, un hamburger a New York può arrivare a costare oltre 30 dollari in un diner.
Sfide difficili
Quello sull’inflazione è un vero rompicapo per gli Stati Uniti, soprattutto in un’epoca di discesa dei tassi di interesse, avviata e non facile da fermare. Oltre a questo, c’è il problema dei posti di lavoro creati: solo 12.000 lo scorso ottobre. Occorre dire che la responsabilità maggiore ricade sugli uragani e sugli scioperi (specialmente la lunga astensione dal lavoro dei dipendenti Boeing, che ha poi visto la sua conclusione con l’accettazione del nuovo contratto di lavoro): per comprendere le tendenze è quindi meglio attendere i numeri di novembre. Sta inoltre emergendo un fenomeno curioso: il calo delle vendite interne di legname – con cui vengono costruite molte abitazioni. Da un po’ di tempo a questa parte, sono diminuiti gli acquisti di acero e betulla, più costosi, a vantaggio di larice e abete, che hanno un prezzo minore. Ma non solo: invece che acquistare negli Stati Uniti, gli americani aumentano gli approvvigionamenti dalla Svezia, grazie agli incentivi fortissimi lanciati da Stoccolma che rendono più conveniente il legno scandinavo rispetto a quello dei produttori locali.
Il dramma di Valencia
Se gli uragani che hanno flagellato il continente americano sono una costante che si ripresenta annualmente o quasi, è stata assolutamente inaspettata la tragica alluvione che ha mietuto molte vittime a Valencia. Colpiscono le proporzioni della catastrofe: in un’area della città è caduta in otto ore la pioggia di un anno. Sono tre gli aspetti che hanno causato il dramma: primo, gli effetti dei cambiamenti climatici; secondo, la mancata allerta lanciata dalle autorità, nonostante le miriadi di dati oggi a disposizione; terzo, le troppe costruzioni vicino al fiume, che sembrano sicure quando il corso d’acqua è in secca, ma che si rivelano molto pericolose se intervengono fenomeni meteorologici estremi. Oltre a questo, occorre riprendere le vecchie prassi di prevenzione: per esempio, pulire i fiumi nei periodi caldi dell’anno, per evitare che, una volta giunte le piogge, il materiale di accumulo contribuisca ancora di più a ingrossarli ulteriormente.
Il Pil italiano frena
Il Pil italiano è in frenata. Lo ha affermato il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, secondo cui dopo la revisione delle stime trimestrali annuali da parte dell’Istat sarà più difficile crescere dell’1% entro fine anno, come prevedeva il governo. “I nuovi dati trimestrali, pur avendo un probabile impatto sulla lettura finale del 2024, non suscitano preoccupazioni per gli anni seguenti”, ha però tranquillizzato il titolare del Mef. Nonostante questo, c’è chi ha previsto un sorpasso – proprio sul terreno della crescita del Pil – di Francia e Germania nei confronti dell’Italia. Difficile, però, che questo fenomeno si avveri, soprattutto per quanto riguarda Berlino, vero malato d’Europa. La recessione tedesca è una realtà conclamata e causa parecchi problemi a tutto il continente. La cui recessione non è tecnica, ma reale: senza l’impulso del Pnrr, tutta l’Europa sarebbe in negativo di un punto e mezzo, forse due. La situazione è esplosiva, e rischia di diventarlo ancor di più se non saranno presi i provvedimenti del caso dalle autorità di Bruxelles.
L’anniversario della metropolitana milanese
Meno di un mese dopo il completamento della linea 4, Milano ha festeggiato i 60 anni della metropolitana: il 1 novembre 1964 si apriva infatti la linea 1, da Sesto Marelli a Lotto (nei pressi dello stadio di San Siro). E ora si parla di nuove tratte e progetti di allungamento, anche in altre città (come per esempio Torino). La metropolitana è un investimento a lunghissimo termine e, se ben gestita, porta benefici sia alle casse del comune, sia ai lavoratori, che dimezzano i tempi di arrivo presso la loro azienda. Tuttavia, c’è anche il rovescio della medaglia: il valore delle abitazioni che si trovano vicini a una stazione del metro aumentano il loro valore, e anche gli affitti. Il fenomeno si aggiunge a un boom del mercato immobiliare che ha creato molti problemi a Milano. La città ambrosiana, in teoria, offre tutto: scuole, qualità, laghi e monti vicini, mare a un paio d’ore di distanza. Mancano però strutture ricettive per turisti o congressisti e soprattutto edilizia popolare, ferma dagli anni Settanta. Gli investimenti sono effettuati quasi unicamente per rattoppare le vecchie strutture, spesso in pessime condizioni. Sarebbe opportuno pensare a un nuovo piano Fanfani, con rinnovamento radicale delle abitazioni esistenti e ricostruzioni (o nuove edificazioni) su criteri moderni. Ma un progetto di questo tipo, purtroppo, non sembra in agenda.
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