E’ l’inflazione, bellezza

In Giappone, il costo di una porzione di sushi aumenterà per la prima volta dagli anni Ottanta. La notizia rappresenta il classico esempio di come l’aumento dei prezzi non risparmi davvero nessun paese del mondo. Abbattendo le comfort zone che ci eravamo costruiti negli anni

Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari

In Giappone, per la prima volta dagli anni Ottanta, aumenterà il prezzo del sushi, tradizionalmente bloccato a 100 yen a porzione (poco più di 0,70 euro al cambio attuale). La notizia non deve essere archiviata come la classica nota di colore: al contrario, è un chiaro esempio di come l’inflazione stia abbattendo tutte le comfort zone che ci eravamo costruiti. Anche quelle che sembravano più inattaccabili.
Ogni economia, certamente, ha le sue dinamiche: il Giappone, per esempio, sconta – oltre alle conseguenze della guerra russo-ucraina – anche il calo dello yen e il boom di consumo di pesce in tutto il pianeta. Tuttavia, il refrain è comune per tutti, nessuno escluso.
Lo conferma un esempio più vicino a noi: da inizio anno, in vari bar del centro di Milano, la classica combinazione cappuccino-brioche è aumentata in media tre volte, facendo registrare impennate fino al 20%. Questi costi aggiuntivi, alla lunga, gravano in maniera pesante sui consumatori. O sugli esercizi commerciali, qualora i clienti preferiscano stringere i cordoni della borsa e consumare un po’ di meno, per mantenere inalterati gli esborsi al bar o in negozio.

La Bce alza i tassi

Se i consumatori devono far quadrare i bilanci familiari, le banche centrali sono costantemente assillate dal “solito” dubbio amletico: alzare o non alzare i tassi? Alla fine, chi più chi meno, quasi tutte hanno deciso di introdurre ritocchi verso l’alto, anche se ben lontani dall’inflazione reale.
Ultima in ordine di tempo la Bce, che potrebbe aver trovato il compromesso tra i “falchi”, guidati dal governatore della Banca centrale olandese Klaas Knot, e le “colombe”. I primi puntavano a un aumento dello 0,50%, i secondi cercavano di limitarli allo 0,25%. Alla fine si dovrebbe arrivare sì al +0,50%, ma con due aumenti dello 0,25% in tempi diversi.
La decisione riceverà la sua investitura ufficiale nel corso della riunione Bce del 9 giugno. Ma possiamo già affermare che, in un contesto come quello attuale, sono limitati gli impatti fra un ritocco dello 0,25% e uno dello 0,50%: entrambi gli interventi rimarranno ben sotto i livelli reali di inflazione. A soffrire un po’ di più saranno i richiedenti prestito che intendono sottoscrivere un mutuo a lungo termine; per il resto, l’intervento avrà portata limitata.
In ogni caso è difficile presumere che si possa fermare questo tipo di inflazione con un rialzo dei tassi. Soprattutto se la situazione è innescata da un rincaro delle materie prime, che sta erodendo il potere d’acquisto nei consumatori (americani, ma soprattutto europei) e rischia di trascinare l’intero pianeta in recessione.

Ancora sanzioni

In Europa, la situazione è aggravata dalle sanzioni crescenti nei confronti della Russia: il sesto pacchetto, se entrerà in vigore, ci priverà da fine anno anche del petrolio russo in arrivo via mare (non, quindi, quello che transita dagli oleodotti).
Se a fine anno l’accordo trovasse applicazione, per l’economia italiana potrebbe esserci un impatto molto rilevante. L’Ungheria ha infatti ottenuto la dispensa dall’embargo e la Germania ha chiesto una dilazione del provvedimento (mentre il nostro paese ha preferito non farlo).
Il compromesso che ne è derivato come prima conseguenza ha provocato l’aumento del prezzo del petrolio fino a 120 dollari al barile. Se il trend proseguisse, l’intervento italiano sulle accise, anche se ulteriormente prolungato, rischierebbe di non bastare più.
A soffrirne saranno – ça va sans dire – famiglie ed aziende: zero contributi sono giunti alle imprese colpite dalle sanzioni, oltre che zero aiuti ai paesi più in difficoltà a causa dei pacchetti finora approvati (e cioè Italia e Germania – quest’ultima alle prese con inediti problemi di finanza privata).
A questo si aggiunge la crisi del grano: se le parti non trovassero un accordo per lo sblocco delle materie prime agricole ucraine, varie aree del pianeta (prima tra tutti l’Africa del nord) rischierebbero non solo la crisi, ma addirittura la fame. Sarebbe opportuno che, prima di qualsiasi altro intervento, le diplomazie concedessero priorità alle trattative per un cessate il fuoco e a interventi urgenti per il transito del grano. Diversamente, si rischierebbe una vera e propria catastrofe umanitaria nei paesi più poveri.

Acquisto di attività: verso lo stop?

ICon il rialzo dei tassi, la Bce potrebbe anche fermare definitivamente il programma di acquisto di attività. Un’iniziativa che, se davvero attuata, si rivelerebbe molto rischiosa, soprattutto perché favorirebbe l’aumento incontrollato degli spread. Mettendo nuovamente in pericolo la moneta unica.
Ricordiamo che il compito della Bce è sì quello di contenere l’inflazione, ma ancor prima è quello di mantenere l’euro in sicurezza. E una delle condizioni necessarie per farlo è contenere i differenziali fra i vari titoli di stato. Se l’Eurotower fallisse in questo suo compito, si aprirebbero le porte per gli affaristi senza scrupoli, quelli in grado di guadagnare cifre enormi nel caso in cui l’euro saltasse. La globalizzazione della finanza permette a uno speculatore di mettere in ginocchio intere economie, e non da oggi. Correva il “lontano” 1992 quando un’operazione di George Soros e altri affaristi costrinse la sterlina inglese e la lira italiana a svalutare e abbandonare lo Sme, creando gravi perdite al tesoro di due stati sovrani.

Rimbalzo made in Usa

Intanto, mentre l’euro sta pian piano risalendo la china sul dollaro, le Borse americane hanno fermato la corsa verso il basso, che le aveva portate a stabilire vari record negativi. Il Nasdaq, in particolare, ha registrato un rimbalzo superiore al 5% nell’ultima settimana e questo era abbastanza prevedibile. Quando i mercati calano per così lungo tempo, un recupero – seppur temporaneo – è abbastanza probabile. Come recita la classica teoria della “pallina da tennis”: più alta è la velocità di caduta, più ampio sarà il primo rimbalzo.
L’inversione a U dipende essenzialmente da questa dinamica, più che da un presunto ottimismo per gli spiragli di trattativa che sono filtrati fra le parti in conflitto. Anche perché le posizioni russe e quelle ucraino-americane sono, finora, troppo distanti tra di loro per far sperare in un compromesso che fermi la guerra.

Stati Uniti, bolla immobiliare in vista?

Sempre dagli Stati Uniti giungono segnali di allarme sul boom del mercato immobiliare: tradizionalmente, il verificarsi di una dinamica di questo tipo ha spesso portato gli Usa alla recessione. Ma non sembra questo il caso, dato che si iniziano a registrare segni di frenata a New York e in California – due dei quattro stati che trainano il real estate americano.
La corsa prosegue solo in Texas e in Florida, principalmente per la bassa fiscalità di questi due stati, che hanno portato aziende e cittadini a eleggerli come zona di residenza.

La Russia ferma le banche italiane

A casa nostra si registrano le restrizioni decise dal governo russo nei confronti dei conti correnti Unicredit e Intesa Sanpaolo. Finora, la situazione è molto fluida e rende difficile avventurarsi in commenti e previsioni. Si può solo affermare che l’improvvisa misura di Mosca non dovrebbe peggiorare le valutazioni dei titoli delle due banche. Anche perché il settore creditizio sarà quasi sicuramente spinto in alto dal rialzo dei tassi, che dovrebbe compensare pienamente la forte esposizione delle due big italiane nei confronti della Russia.
È quindi bene seguire con attenzione i titoli bancari, proprio in previsione della crescita del costo del denaro. Più a breve termine, a rivelarsi abbastanza interessante per chi vuole entrare sul mercato è il settore petrolifero europeo, ancora indietro rispetto ai prezzi mondiali del greggio.
Oggi è comunque consigliabile una certa cautela: per chi vuole investire, il consiglio è di non mettere tutte le fiches sul tavolo, ma solo una parte: il mercato è infatti ancora volatile, e la prudenza è più che mai d’obbligo.

 

Image by rawpixel.com

2022-06-01T10:47:51+00:001 giugno 2022|
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