Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.
Stiamo davvero attraversando un periodo molto complesso dal punto di vista internazionale. A partire dalla fulminea avanzata delle milizie jihadiste in Siria, che hanno conquistato Damasco a pochi giorni dall’inizio del loro attacco. Per proseguire con l’imbarazzante annullamento del primo turno delle elezioni presidenziali in Romania, con cui la corte costituzionale, sulla base di semplici sospetti relativi ad attività su TikTok, ha dato un colpo di spugna sul processo democratico. Preoccupa anche la crisi di governo in Francia, con la caduta del governo Barnier, che ha aperto una crisi inedita a Parigi, peggiorata ulteriormente dalla precaria situazione economica e dall’impossibilità di convocare le elezioni fino a luglio 2025.
I mercati non reagiscono
Il cocktail tra situazione geopolitica e crisi economica avrebbe le potenzialità per mettere in ginocchio un toro. Ma le Borse sembrano avere gli anticorpi per superare indenni queste gravi difficoltà. Anzi: i mercati crescono. Un esempio su tutti, decisamente paradossale, è quello del Dax: nonostante la recessione e la crisi politica in Germania, il più importante indice azionario tedesco evidenzia un andamento da record, spinto da titoli tecnologici, finanziari e industriali. Non hanno fermato la corsa del Dax verso i massimi neppure i cali dei titoli automobilistici, da tempo nella tempesta. Anche Milano è andata per la sua strada: pur non raggiungendo i massimi, Piazza Affari ha infatti recuperato, soprattutto grazie alle buone prestazioni dei finanziari.
Auto: osservata speciale
Senza le prestazioni negative del settore auto, probabilmente le Borse correrebbero ancora di più. Ma anche qui occorre fare alcuni distinguo. Se le chiusure degli stabilimenti in Germania influiscono in maniera devastante sui titoli, non si può dire altrettanto di Stellantis in Italia. Perché, dopo il tonfo seguito alle dimissioni di Carlos Tavares, il titolo della casa olandese ha pian piano recuperato, riassestandosi a Piazza Affari quasi sui livelli precedenti all’addio dell’ex amministratore delegato. Il valore dei titoli del comparto è comunque ridimensionato: proprio per questo, le azioni automotive potrebbero rivelarsi il cavallo su cui puntare per i prossimi investimenti. Alcuni rumours, oltretutto, rivelano che la spinta verso l’elettrico potrebbe esaurirsi già nel 2025. Secondo queste voci, il primo semestre dell’anno sarà molto duro per il settore, ma poi inizieranno le marce indietro dei governi di tutto il mondo. Europa compresa, dove ci si attendono da una parte il ritorno degli sgravi e dei nuovi contributi per chi acquista auto, dall’altro il ritorno all’endotermico e all’ibrido, accompagnato da studi per sfruttare combustibili alternativi e dal basso impatto ambientale. Con l’esclusione, come detto, dell’elettrico (che oltretutto ecologico non è): un po’ il ruolo devastante che il green deal nella sua versione radicale ha ricoperto nella crisi industriale tedesca ed europea, un po’ l‘impossibilità di trovare l’energia necessaria per alimentare un numero così forte di auto elettriche potrebbero infatti convincere anche la Commissione Ue a un passo indietro. Persino la Cina, che dalle e-cars ha da guadagnare parecchio, sta ridefinendo le sue strategie di mobilità, proprio per la difficoltà di alimentare tutte le vetture elettriche circolanti nel Paese.
Il riposizionamento degli spread
Novità dagli spread, unico ambito che ha risentito in maniera particolare del momento negativo che sta passando la Francia. E’ infatti cresciuto il differenziale tra i titoli di stato transalpini e quelli tedeschi, toccando quota 90 prima di ripiegare su numeri meno preoccupanti, mentre è sceso sotto quota 110 il rapporto Btp-Bund. Per un certo periodo, i due valori si sono avvicinati molto, dando l’impressione di potersi agganciare: sembra che gli investitori che hanno alleggerito la loro posizione su Parigi si siano approvvigionati dei nostri bond per rimpiazzare quelli francesi. E’ anche inutile dirlo: se il differenziale tra Italia e Germania fosse salito così rapidamente come quello transalpino, a Francoforte sarebbero scattati tutti gli allarmi rossi presenti nell’Eurotower. Intendiamoci: la difesa della posizione francese è più che mai corretta, ma ci si sarebbe aspettato un eguale zelo anche quando nella stessa posizione c’era l’Italia. Perché quando si difende un Paese membro – un qualsiasi Paese membro – si difende prima di tutto l’Europa.
Il record dei bitcoin
Ha suscitato scalpore il record stabilito dai bitcoin, che a 16 anni dalla loro comparsa, hanno raggiunto picchi difficilmente pronosticabili. A titolo di esempio, poco più di due anni fa, sul blog della Bce era comparsa una previsione fosca per la criptovaluta: secondo gli autori dell’articolo, i bitcoin avrebbero conosciuto “un ultimo sussulto indotto in modo artificiale prima di avviarsi all’irrilevanza”. Erano i tempi del crac Ftx, che ora sembrano un’altra epoca della storia. E’ però utile ricordare i due “motori” che hanno messo il turbo alle criptovalute: in primo luogo il successo degli Etf sui bitcoin, che hanno rappresentato il 50% di raccolta netta per un gigante come Blackrock; dall’altra, le dichiarazioni entusiastiche di Donald Trump, che ha anche cooptato il cripto-esperto David Sacks nel suo governo. A fare scalpore è stato il cambiamento di prospettiva del presidente eletto degli Stati Uniti: nel corso del suo primo mandato, il tycoon si era schierato in maniera inequivocabilmente contraria al mondo “cripto”, in difesa della centralità del dollaro. A contribuire all’ottimo momento dei bitcoin – per cui ora si profilano persino investimenti statali – è anche l’effetto-moda. Che occulta una domanda più che legittima: che cosa sono davvero le criptovalute? La risposta non è ancora pervenuta, ma i loro picchi positivi e negativi ci suggeriscono che, in realtà, non si tratti d’altro che di investimenti ad alto rischio. Se e quando si trasformeranno da asset digitali ad attività fungibili, forse il loro ruolo sarà più chiaro.
Foto di Elena Mozhvilo su Unsplash







