Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

La rielezione di Donald Trump ha trainato in maniera clamorosa le Borse americane, con record storici per Dow Jones e S&P500, mentre si sono verificati anche apprezzamento del dollaro (mai così forte sull’euro da metà aprile), ottima performance dei Treasury e poderoso balzo in alto dei bitcoin. La reazione decisamente euforica dei mercati made in Usa, definita Trump Trade, dipende sicuramente dal risultato netto uscito dalle urne (le Borse, come più volte ripetuto, non amano l’incertezza), ma soprattutto dal programma economico del tycoon, molto favorevole alle imprese e orientato al calo delle tasse per le aziende, con una campagna di reindustrializzazione del Paese. L’ampiezza dei risultati di Trump e la vittoria repubblicana in entrambe le Camere nel Congresso hanno reso ancora più netto l’entusiasmo dei mercati. Ma, per mantenere alto il morale, la nuova amministrazione americana dovrà mettere in atto il suo programma entro due anni. Prima, cioè, che un’eventuale ripresa dei democratici alle prossime elezioni di mid term tolga ai repubblicani la maggioranza di almeno una Camera. L’azione di Trump dovrà quindi dimostrarsi rapida, e le Borse americane sembrano averne preso coscienza.

Europa in controtendenza

Molto diverse, invece, le reazioni in Europa, dove i listini hanno accolto il trionfo del candidato repubblicano con un balzo all’indietro. In particolare, il nostro continente ha scontato le paure per i dazi, ma anche i timori sorti in Messico e in Sudamerica, macroaree in cui sono molto presenti le banche spagnole, il cui deprezzamento si è esteso, in un effetto domino, agli istituti di credito europei. Il parziale recupero di lunedì scorso, che sembrava aver coinvolto anche l’Europa nell’entusiasmo trumpiano, è stato poi smorzato il giorno seguente. Naturalmente, in un’economia malata come quella europea, anche un raffreddore si può trasformare in un febbrone da cavallo. Per l’Ue, le previsioni 2025 sono negative, e questo sicuramente non fa bene ai grafici delle Borse. A peggiorare le cose, le dimissioni di Olaf Scholz e le elezioni anticipate che creano ancora più incertezza per il futuro. Anche perché, se la Cdu-Csu è favoritissima per la vittoria finale, sembra comunque certo che non raggiungerà la maggioranza assoluta, obbligando i Cristiano Democratici ad allearsi con i liberali e, forse, anche con i socialisti nell’ennesima riedizione della Große Koalition. Una prospettiva di questo tipo potrebbe convincere gli elettori più conservatori della Cdu – già intimoriti dalle prospettive catastrofiche dell’economia – a rivolgersi più a destra, aprendo scenari inediti. Tutto questo mentre in Europa la Commissione von der Leyen 2 non si è ancora insediata, ma ha intenzione di proseguire la linea dell’esecutivo uscente, fortemente orientato a ostacolare il rilancio e penalizzare industrie e produzione. Se l’economia europea ancora resiste, nonostante la situazione preoccupante, occorre ringraziare il Pnrr e il calo dei tassi Bce, operazione che è ormai avviata e che presumibilmente proseguirà a pieno ritmo nei prossimi mesi.

Tassi: ultimo taglio Fed?

Attualmente, le politiche monetarie delle tre grandi banche centrali sono allineate: pochi giorni fa, sia la Banca d’Inghilterra, sia la Federal Reserve hanno diminuito i tassi di 25 punti base, portando il trend generale al ribasso. Ma, mentre ci si aspetta che Threadneedle Street si allinei alla tendenza seguita dall’Eurotower, Washington potrebbe fermarsi. Per due ragioni, una positiva e una negativa: in primo luogo, la campagna di incentivi alle aziende promessi da Trump, che potrebbero dare benefici al sistema economico; secondo, la possibilità concreta che gli Stati Uniti tornino a parlare di dazi, con il rischio di un rincaro dei prezzi e di un colpo di coda dell’inflazione negli Usa. Uno stop della Fed sui tassi, contemporanea a nuovi tagli a Francoforte e a Londra, potrebbe dare ancora più forza al dollaro, già sotto la fascia di sicurezza degli 1,06 per un euro; tuttavia, non sono solo le politiche monetarie a influire sul valore di una moneta, ma molte altre varianti. Per esempio, il debito pubblico, che negli Stati Uniti è molto alto.

Petrolio in calo

Se il dollaro sale, a scendere è il petrolio: il Wti si è avvicinato alla soglia psicologica dei 68 dollari al barile, mentre il Brent è nella parte bassa della fascia 70-80. Una notizia buona per le tasche degli europei e degli italiani. Che invece guardano con una certa apprensione i rincari delle bollette della luce, aumentate del 12,5% da sei mesi a questa parte. Non tanto a causa delle quotazioni alla Borsa di Amsterdam, ma per gli effetti negativi del mercato libero, principale colpevole di questo fenomeno. In Italia, le liberalizzazioni hanno generalmente portato a un aggravio di spesa per i cittadini; unica eccezione, quella della telefonia, che ha generato una vera concorrenza e una conseguente competizione verso il basso. Gli effetti delle privatizzazioni hanno fatto ricredere molti sostenitori di queste operazioni, mostrando che, alla fine, i monopoli pubblici gestivano in maniera più intelligente i servizi nei confronti dell’utente, creando un limite alle spese dei consumatori e arginando quanto in loro potere i rischi di inflazione.

Ita-Lufthansa, salvataggio in corner

Una privatizzazione che, invece, “s’ha da fare” è sicuramente quella di Ita, perché la ex Alitalia non gravi più (pesantemente) sulle tasche dei cittadini. Eppure, l‘operazione Lufthansa ha rischiato di saltare, per la richiesta, da parte della compagnia tedesca, di attivare la “clausola di aggiornamento” – che avrebbe diminuito il prezzo del vettore italiano in funzione del suo calo di valore – e di ottenere uno sconto di 10 milioni. Quando l’acquisizione sembrava a rischio, Lufthansa ha accettato di rinunciare alla clausola, salvando in corner l’intera operazione. Tuttavia, la partita non è ancora finita: a decidere di accogliere, o di bocciare, il passaggio di consegne del primo 41% di Ita dal governo di Roma alla compagnia aerea tedesca sarà l’Ue. Lufthansa è “fiduciosa”, ma i precedenti di Margrethe Vestager generano qualche timore, anche alla luce del fatto che il dossier Ita-Lufthansa sarà probabilmente l’ultima fatica della commissaria europea uscente alla Concorrenza.La conclusione di questa telenovela è prevista per fine mese.

Foto di Tim Gouw su Unsplash

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