Le due decisioni erano ampiamente attese. Ma gli interventi per frenare il differenziale fra il Bund tedesco e i Buoni del tesoro dei Paesi periferici dipenderanno da condizioni piuttosto stringenti….

Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari

La Banca Centrale Europea, alla fine, ha aumentato i tassi. Non dello 0,25%, come si aspettavano i mercati e vari osservatori, ma dello 0,50%. La misura – che, ricordiamolo, ha una portata molto ridotta rispetto all’inflazione reale – offrirà un vantaggio soprattutto alle banche: con l’Euribor portato a zero, le aziende di credito non avranno più un saldo negativo sul denaro depositato in Bce.
Per il resto, tutto dipenderà dall’inflazione, e cioè se scenderà e di quanto.

Scudo anti-spread
Oltre al rialzo dei tassi, la Bce è anche intervenuta, con decisione unanime, per attivare lo scudo anti-spread (ufficialmente, denominato Transmission Protection Instrument). In pratica, l’istituto centrale potrà acquistare dai paesi in difficoltà titoli pubblici di durata da uno a dieci anni, anche con interventi a breve scadenza.
Lo scudo non ha limiti nella sua applicazione: Francoforte può comprare tutti i titoli che ritiene di acquistare. Ma l’accordo è stato il frutto di un compromesso che ha bilanciato aspettative di paesi come Italia e Grecia, le cui aspirazioni miravano ad abbassare i differenziali il più possibile, con quelle dei Paesi “rigoristi”, che temono i problemi legati al debito pubblico degli stati più deboli.
Per questo ultimo motivo, sull’acquisto di titoli sono state poste condizioni non certo morbide. Dall’intervento saranno esclusi i paesi troppo indebitati (cioè sottoposti a una procedura di deficit), gli stati che non hanno portato avanti politiche economiche sostenibili, quelli con squilibri di tipo macroeconomico e, infine, quelli che non hanno adempiuto alle raccomandazioni comunitarie. Insomma, acquisti sì, ma senza il whatever it takes di draghiana memoria: il corollario di condizioni potrebbe rischiare di imporre nuovamente all’Italia politiche di bilancio molto rigide.
L’intervento della Bce sembra comunque tardivo. L’Eurotower avrebbe dovuto muoversi prima, con l’obiettivo di arrestare la corsa al rialzo degli spread. Oggi il decennale tedesco ha un rendimento simbolico, mentre quello italiano si attesta su quota 3,38: lo spread sfiora i 240 ed è superiore a quello greco. E questo non riflette certamente la reale situazione economica dei due Paesi. Intervenire quando i buoi sono scappati è molto più difficile che prevenire i problemi: occorrerebbe invece istituzionalizzare il programma e cambiare radicalmente i meccanismi europei, magari lavorando per mettere un freno alla speculazione, vera e propria nemica della stabilità. Ricordiamolo: il rischio che corriamo non è la frammentazione dell’euro. Il rischio che corriamo è che l’euro salti del tutto. Inutile spiegare le conseguenze di un’eventualità così catastrofica.

Il governo lavora a pieno ritmo
Le misure approvate dalla Bce influiranno sull’Italia ben più che la crisi di governo. Andremo a elezioni a breve, è vero, ma la chiamata alle urne è stata anticipata di soli sei-otto mesi rispetto alle scadenze naturali. In autunno ci saremmo trovati con una finanziaria da approvare in piena campagna elettorale, con partiti meno accondiscendenti di quanto lo siano stati finora ed enormi difficoltà per Draghi. Che, probabilmente, ha preferito evitare una situazione scomoda e, con il discorso al senato, ha forse cercato di forzare le forze politiche a sfiduciarlo.
L’impatto della crisi di governo sull’economia italiana, quindi, non è stato drammatico. L’esecutivo sta lavorando a pieno ritmo: gli “affari correnti” comprendono un ampio spettro di interventi. Draghi e i suoi ministri stanno, insomma, lavorando a pieno ritmo, anche perché il decreto Aiuti deve essere completato a breve, come la seconda tranche del Pnrr.

Nordstream a ritmo ridotto
Dal fronte russo-ucraino, intanto, arriva almeno una buona notizia: l’accordo sul grano, che i due paesi belligeranti hanno firmato separatamente, rappresenta un vero e proprio sollievo, dato che molto probabilmente eviterà la fame in vari paesi del mondo.
Ma alle ottime notizie fanno da contraltare quelle cattive. Quelle, per esempio, provenienti dal Nordstream 1: la Russia ha ripreso le forniture all’Europa, ma le ha diminuite prima al 40%, poi al 20%, affermando che la responsabilità è di una nuova turbina da riparare.
La nuova mossa di Gazprom mette in grave difficoltà l’Europa e i mercati (dopo il nuovo razionamento, il prezzo del gas è nuovamente lievitato) mentre Mosca prosegue a dirottare il suo “oro blu” verso l’Asia, approfittando del rincaro delle materie prime per moltiplicare i suoi guadagni.
L‘Europa, da parte sua, sta allentando silenziosamente le sanzioni: il perdurare di questa situazione potrebbe provocare gravi problemi sociali in tutti i paesi del continente, e questo non sarebbe per nulla sostenibile.
Uno dei tanti campanelli d’allarme di quanto potrebbe accadere il prossimo autunno è il calo del Pmi manifatturiero in Francia e Germania, paesi che tirano il gruppo in Europa. È uno dei tanti avvertimenti che ci preannunciano un forte rischio di recessione legato alla guerra e alle sanzioni.

Riduzione dei consumi
Di fronte a questi rischi, i politici europei sembrano molto distanti dai problemi della gente e paiono cercare soluzioni estemporanee e balzane. Come la proposta, avanzata dalla Commissione Ue, che voleva imporre a tutta l’Unione Europea una riduzione obbligatoria del gas pari al 15%. Una proposta fortunatamente respinta al mittente da vari stati membri, che sono insorti contro questo progetto, fermando di fatto la misura.
Le trattative tra i paesi Ue hanno portato a un accordo, che prevede ora una riduzione “volontaria” (sempre del 15%) dei consumi.
Se poi gli obiettivi non fossero raggiunti, il consiglio europeo (non quindi la commissione) potrà imporre un risparmio, ma calibrato sulla situazione di ogni stato membro: per l’Italia, per esempio, il massimo della riduzione sarebbe del 7%.

Mercati tranquilli
I mercati, da parte loro, hanno concesso un po’ di tregua. Il che è abbastanza logico, data la situazione: le Borse sanno molto bene che il prossimo semestre sarà difficile e si portano avanti. Senza scendere, ma assestandosi su livelli bassi, per fare da argine a nuove possibili difficoltà e poi ripartire.
Nelle attuali condizioni vanno valutate attentamente le opportunità di acquisto, in tutti i settori: particolare focus sui bancari, che saranno spinti dal rialzo dei tassi ma che dovranno gestire anche una situazione delicata sui crediti.

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