La crisi energetica preoccupa i mercati

Il punto di vista di Carlo Vedani – Amministratore Delegato di Alicanto Capital SGR

L’aumento delle bollette potrebbe rivelarsi insostenibile non solo per le singole imprese, ma per intere filiere produttive. Con conseguenze preoccupanti per l’economia globale.

Per il mercato Usa, la prima settimana del 2022 si è chiusa con i mercati azionari e obbligazionari in forte discesa. Eppure l’anno si era aperto con buone premesse, almeno per i primi tre giorni. A invertire bruscamente la rotta è stato l’intervento della Federal Reserve, che ha, di fatto, intrapreso il cambio di direzione nelle decisioni di politica monetaria.

Dobbiamo preoccuparci? No, o almeno non eccessivamente. Perché è avvenuto un arretramento su posizioni simili a quelle di fine 2021: i mercati hanno perso poco più di quello che avevano guadagnato e si sono attestati su una posizione di cautela.

In altri termini, ciò che è accaduto oltre oceano non è una replica dei crolli del marzo 2020, anche se così potrebbe sembrare. E’ semplicemente una normale dinamica di mercato, come lo era l’arretramento registrato alla fine dello scorso anno.

Guardiamo per esempio il Nasdaq, che ha archiviato un buon 2021, ma con divergenze importanti all’interno dell’indice: la performance positiva è stata legata quasi esclusivamente ai FAANG (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google), escludendo i quali la performance di fine anno sarebbe stata negativa.

Eppure, questa dinamica non ha destato l’attenzione dei mercati a livello globale. Al pari, un rialzo dei tassi dovrebbe essere causa di allarmismo, ma il mercato è in grado di riassorbirlo senza particolari problemi.

Carissima bolletta…
L’avvio negativo negli Stati Uniti e le sue eventuali ripercussioni, dunque, non dovrebbero turbare più di tanto il sentiment di mercato. La minaccia che dovrebbe preoccuparci – e farlo molto seriamente – è invece un’altra. E cioè la crescita dei costi energetici in Europa, che non accenna a fermarsi. In Italia si prevede un aumento delle bollette che potrebbe spingersi al 70% – e il dato è simile negli altri paesi Ue. Questo significa un salasso per le famiglie. Ma anche per le imprese, che già lo hanno subito pesantemente nel corso dell’ultima parte dell’anno, e che, nel primo trimestre, potrebbero vedere quintuplicato il costo dell’energia.

Le conseguenze? La risposta dipenderà dalla capacità, per le aziende, di ribaltare l’aumento dei costi sul prezzo di vendita dei beni. Questo aggiustamento non è scontato né immediato: per questo motivo ipotizziamo cali degli utili per molte aziende e intere filiere produttive costrette a chiudere i battenti a causa dei costi impossibili da sostenere.

Insomma: questa mini-crisi energetica rischia di diventare grande, in un contesto di crescita prevista per l’economia. Le due forze contrapposte potrebbero creare un braccio di ferro dagli esiti molto incerti.

E’ possibile uscire da questa situazione, che potrebbe rivelarsi un vero e proprio incubo per famiglie, imprese e mercati? Sì, senza dubbio. Ma non è un compito che spetta all’economia, bensì alla politica. Occorrerebbe, prima di tutto, che l’Europa abbandonasse l’approccio da nuova Guerra Fredda e normalizzasse il rapporto con la Russia, che è un grande produttore di materie prime. Le rinnovate tensioni tra Mosca e Washington hanno un solo perdente: l’Europa, incapace di sviluppare una politica comune nel proprio interesse. Combattere una battaglia che non è la nostra finisce per innescare ritorsioni. E i costi, come vediamo, vengono riversati su famiglie e aziende, mentre gli Stati Uniti, che hanno di fatto l’indipendenza energetica, sono abbastanza al riparo da questo rialzo improvviso, imprevisto e folle delle tariffe di gas ed elettricità.

Anche sul Kazakhstan occorre che l’Unione Europea cerchi di gettare acqua sul fuoco e di contribuire, con tutta la forza diplomatica di cui dispone, a una de-escalation delle tensioni. Perché in quel Paese, l’Europa (e l’Italia) hanno interessi economici molto forti. Se la tensione tra governo e manifestanti dovesse acuirsi, la crisi energetica potrebbe causare ripercussioni ancor più rilevanti. Con esiti da vero incubo per la nostra economia.

Il destino di Carige
Un altro nodo che potrebbe preoccupare il mercato – specificamente quello italiano – è il dossier Carige, tema molto caldo in questi giorni. Ma, in questo caso, non dovrebbero esserci sorprese negative.

Oggi le linee guida per affrontare le crisi bancarie sono molto chiare: come diceva Ben Bernanke, ex presidente della Federal Reserve, “le banche non possono fallire”. Tipicamente, gli istituti di credito prestano a lungo termine, ma hanno debiti a breve con i correntisti: un altro crack avrebbe un effetto molto negativo sull’economia. E sulla fiducia dei cittadini, fondamentale per sostenere il sistema.

Ne sono la prova i problemi che ha causato il fallimento delle “quattro banche”: tutti ricordano l’eco sollevato dal braccio di ferro sul rimborso delle obbligazioni subordinate, che ha occupato per molto tempo le prime pagine dei giornali e ha causato un danno reputazionale non solo a Banca Etruria, ma a tutto il sistema.

Ecco, questa vicenda ci ha fatto capire che Bernanke tutti i torti non li aveva. E che può anche esserci il bail-in, ma non si potrà comunque fare a meno di rimborsare correntisti e obbligazionisti, che, a differenza degli azionisti, non scelgono di correre rischi, ma danno fiducia alla solidità della banca in cui allocano i loro risparmi. Risparmi, non investimenti.

Anche per questo si è creduto molto nel salvataggio di Carige, e la sua cessione non dovrebbe incontrare ostacoli: il Fondo interbancario ha scelto Bper e ci sono le premesse affinché le trattative – la cui natura esclusiva è assicurata fino al 15 febbraio – possano andare a buon fine. Il cammino sarà molto più tortuoso per Monte dei Paschi, ma alla fine è probabile che anche la banca senese venga salvata e ceduta a un altro gruppo.

 

2022-01-13T12:17:34+00:0012 gennaio 2022|
Questo sito utilizza cookie tecnici strettamente necessari al funzionamento dello stesso e previo consenso cookie analitici di terze parti. Cliccando sul pulsante accetta, acconsenti all’installazione di questi ultimi. Se vuoi consultare la cookie policy clicca qui. Accetta cookie