Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Torna il sereno per le Borse europee, che hanno recuperato le scosse telluriche e la volatilità dello scorso mese, anche se Wall Street ha ottenuto una migliore performance. Milano ha stabilito nuovi massimi, per poi fermarsi in attesa dei dati macro Usa. Ad agevolare la ripresa (e i record), i dati annuali delle aziende, soprattutto quelle del settore finanziario, che hanno ancora una volta sorpreso tutti in positivo; unica eccezione rilevante Bff Bank, che ha subito un forte calo sia dell’utile 2025, sia delle previsioni relative a quest’anno, con il conseguente crollo in Borsa di oltre il 40%. Tuttavia l’istituto rappresenta solo una piccola spezzatura, che da sola non è in grado di influire sulla performance dei titoli finanziari.

Volo nipponico

Record anche per il Nikkei, che ha reagito positivamente alla netta vittoria elettorale della premier in carica Sanae Takaichi in Giappone. Con più di due terzi dei seggi alla Camera, la leader del partito liberaldemocratico ha i numeri per introdurre riforme costituzionali, ma anche cambiamenti alla gestione dell’economia, prevedendo tra le altre cose tagli alle imposte. E i mercati dimostrano di apprezzarlo.

Oro e argento si stabilizzano

Le materie prime hanno fermato il crollo, stabilizzandosi su valori comunque importanti: intorno ai 5.000 dollari l’oncia l’oro e a 80 circa l’argento. Difficile fare previsioni: a fine 2026 i prezzi dei due metalli potrebbero essere più alti rispetto a ora, ma non sono escluse correzioni violente nel corso dell’anno. Per questo, occorre tenere d’occhio le quotazioni, riservandosi di incrementare le posizioni in oro e argento in caso di calo del 10% o più, mentre è meglio rimanere fermi qualora si verificassero storni più contenuti.

La crisi di Stellantis

Oltre a Bff Bank, a calare sensibilmente a Piazza Affari è stata Stellantis (-25% circa) che ha pagato la svalutazione di oltre 22 miliardi (con la retromarcia sull’elettrico) e perdite totalmente inaspettate. A influire sul sell off massiccio in Borsa sono stati soprattutto la sospensione dei dividendi e la perdita netta attesa nel secondo semestre dello scorso anno. Condizioni, queste, che esigerebbero un aumento di capitale, che però non avverrà: Stellantis vuole ricorrere a un prestito ibrido di 5 miliardi di euro proprio per evitare questa eventualità. La “fuga” dall’elettrico dipende soprattutto dalla marca Chrisler, che ha quasi azzerato investimenti nelle e-cars dopo la decisione di Donald Trump di bloccare gran parte degli incentivi. Il brand aveva puntato moltissimo sull’elettrico americano ed è stato costretto a riconsiderare la sua piattaforma produttiva.

Il futuro delle auto europee

Il disimpegno dalle e-cars si è verificato anche in Europa, ma dipende essenzialmente dello scarso successo dell’elettrico tra gli acquirenti – mentre fra le cause è molto meno importante la timida inversione della Commissione Ue nella strategia green radicale. La decisione, di per sé, introduce una risposta più moderata al problema, sperando che non sia giunta troppo tardi.
Qualche osservatore afferma che l’automotive europeo (ma anche altri settori) potrebbe ricevere una spinta dall’accordo di libero scambio Ue-India, che coinvolge varie industry, puntando a raddoppiare l’export di Bruxelles verso Dehli entro il 2032. Tuttavia, ammesso e non concesso che le case automobilistiche dell’Unione sfondino davvero in questo mercato (impresa difficile, dati i numeri di Tata), ciò avverrà fra qualche anno. Fino ad allora, varie aziende automotive europee sono a rischio. Soprattutto le imprese italiane e tedesche (non per niente i due governi stanno procedendo all’unisono per affrontare gli ostacoli in sede comunitaria), ma anche quelle francesi.

Banca di Francia, le dimissioni del governatore

A proposito di Francia, hanno fatto scalpore le dimissioni del governatore della banca centrale, Villeroy de Galhau, che lascerà l’incarico il prossimo giugno, in anticipo rispetto alla scadenza naturale di fine 2027. Il banchiere, in una lettera ai dipendenti, ha puntualizzato che la sua scelta è stata del tutto autonoma, sottolineando di aver messo al corrente della decisione il presidente Emmanuel Macron, l’esecutivo transalpino e la numero uno della Bce Christine Lagarde. Secondo ciò che ha spiegato de Galhau, non c’è nessuno strappo, né alcun motivo straordinario: semplicemente, il governatore ha reputato di aver portato a termine l’incarico e di aver deciso di arrivare fino a giugno per concedere abbastanza tempo a Macron per scegliere il suo sostituto. Tutto ciò si verifica in una situazione molto complicata per la Francia, che non è riuscita ad approvare la nuova Finanziaria e ha dovuto ricorrere a una legge d’emergenza per consentire l’esercizio provvisorio nel 2026. Confermandosi ancora una volta il “malato d’Europa”.

Milano Cortina, pareggio a 1,7 miliardi

E’ stata fissata a 1,7 miliardi di euro la quota di pareggio per i Giochi Olimpici invernali di Milano Cortina. Lo afferma il Sole 24 Ore. La somma serve per coprire le spese di organizzazione, che si sono alzate del 15%. Tutto ciò mentre i biglietti, i cui costi sono generalmente alti, sono lungi dall’esaurire la capienza degli impianti e di raggiungere la quota target (1,5 milioni di ingressi venduti). Qualsiasi cosa accada, occorre tenere in considerazione l’impatto positivo che le nuove infrastrutture avranno sui territori. Un impatto che non si vede subito, e non rientra nei documenti di “entrate e uscite”, ma che potrà essere valutato fra parecchi anni.

Foto di Kelly Sikkema su Unsplash

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