Al forum Bce di Sintra, Christine Lagarde ha confermato il rialzo dei tassi (pur con “gradualità e opzionalità”) e soprattutto le misure per evitare l’esplosione dei differenziali. A breve ci si attende il piano operativo
Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari
Sintra, cittadina a 30 chilometri da Lisbona, ha la fama (ben guadagnata) di città delle fiabe: i suoi palazzi, castelli e parchi in stili eclettici, oltre che i colori pastello che appaiono alla vista del viaggiatore, fanno facilmente credere di essere capitati, così per caso, nel bel mezzo di una favola.
E – se è vero che ogni fiaba ha i suoi antagonisti – la sede del forum annuale Bce non è mai stata così azzeccata. Nella cittadina portoghese lodata da Hans Christian Andersen, la presidente Bce Christine Lagarde e la sua squadra sono stati chiamati a definire le strategie per sconfiggere i “cattivi”: l’esplosione dei differenziali, l’inflazione e i rischi di recessione.
A quanto pare la rotta è tracciata: la presidente della Bce ha insistito sulla necessità dello scudo anti-spread e fra non molto sarà presentato il piano operativo dell’operazione. Una buona notizia, nel mare di pessimismo montante e di dati economici preoccupanti.
Nessuna alternativa
Nonostante i commenti critici di Joachim Nagel, governatore della Bundesbank, la Lagarde sembra voler tirare dritto sulla necessità di adottare misure che scoraggino la speculazione. E, probabilmente, non potrebbe fare altrimenti. Con la situazione economica e geopolitica che stiamo vivendo, una tensione sui differenziali proprio non conviene a nessuno.
Ricordiamolo: la situazione economica generale è in netto peggioramento rispetto alle previsioni di inizio anno, abbiamo chiuso il peggior semestre in 50 anni per i mercati finanziari e la seconda parte del 2022 si è aperta ancora all’insegna dei ribassi. Il pessimismo è dilagante, i mercati ci stanno dicendo che le economie occidentali stanno per entrare in una recessione che sa di stagflazione: in queste condizioni trovare un riparo è quasi impossibile. Il dollaro ha quasi raggiunto la parità sulla nostra moneta e il franco svizzero ha già effettuato il sorpasso: l’euro vale ora 99 Rappen: mai successo prima. L’oro, da parte sua, si conferma ben distante dalle caratteristiche di bene rifugio che ha rivestito in passato.
Nessun asset, in altre parole, si salva dall’inflazione, e capire dove investire è attualmente molto difficile.
Sì, perché in Borsa non si salva nessuno: le utility sono scese oltre le previsioni, temendo il rialzo dei tassi, e anche gli energetici sono crollati. Il trend è generale: praticamente tutti i mercati sono calati in maniera indiscriminata e non si riesce a capire quando si potrà vedere un inizio di assestamento e un ritorno a guardare anche i fondamentali delle aziende.
Il quadro è magmatico, in evoluzione. Per questo, è più consigliabile attendere un po’ alla finestra: le discese brusche, repentine e per certi versi isteriche dell’ultimo mese inducono alla cautela, anche se, e lo abbiamo già detto, cominciare a comprare su questi livelli incomincia ad essere un’opzione interessante: il Dax tedesco è tornato indietro ai valori di 5 anni fa.
La crisi non risparmia nessuno
Tanto per non lasciarci mancare nulla, persino la Germania mostra segnali di crisi. I dati provenienti dal mercato del lavoro sono preoccupanti, mentre – per la prima volta dalla riunificazione – la locomotiva d’Europa è in deficit commerciale (secondo i dati di aprile). E l’indice azionario tedesco, insieme a quello italiano, ha chiuso giugno come maglia nera del mondo occidentale. Una vera doccia fredda, che dipende in buona parte dalle sanzioni, capaci di colpire molto di più i paesi europei che non la Russia. E di inasprire ulteriormente le divisioni: oggi, se eccettuiamo il Papa, non c’è leader al mondo che si sottragga a un linguaggio bellicoso e chiuso a ogni tipo di trattativa.
E le conseguenze si vedono: la Russia continua a calare i quantitativi di “oro blu” somministrati all’Europa prima che sia l’Europa stessa a decidere di farne a meno, e li indirizza altrove. Mentre c’è chi ne trae vantaggio: l’Algeria, che aveva promesso una maggior fornitura di gas senza un rincaro, ora cambia idea e inizia ad annunciare il rialzo dei prezzi.
Anche dove in teoria le notizie sono positive, il loro impatto è minimo: l’Opec ha deciso di aumentare la produzione, ma Brent e Wti non si schiodano dai valori altissimi raggiunti, dimostrando che il quantitativo di sovrapproduzione è del tutto insufficiente. Tutto questo mentre gli scontri in Libia per la mancanza di servizi e di elettricità rischiano di trasformarsi in qualcosa di più grave. Già oggi molti pozzi di petrolio sono bloccati: se avvenisse uno stop delle esportazioni da Tripoli, l’oro nero rischierebbe di schizzare a 140, e forse ancora più in alto. Senza dimenticare che la Libia, oltre che di petrolio, è anche fornitore di gas.
Banche al centro dell’attenzione
Al centro dell’attenzione c’è anche il settore bancario italiano. A cominciare da Montepaschi, impegnato in un difficile aumento di capitale. La banca senese sta trattando con i privati per ottenere adesioni all’ingresso in azionariato. Un’impresa non facile, ma che comunque non deve preoccupare. Come l’aumento di capitale di Saipem, anche quello di Mps è garantito dal consorzio di garanzia, e quindi si farà. Certo, saremo noi contribuenti a dover corrispondere – oltre alla parte di pertinenza dello stato – anche eventuali quote non sottoscritte e garantite dal settore pubblico.
In questi giorni, si stanno anche compiendo gli ultimi passi verso la nascita di una nuova banca: quella derivante dall’incorporazione di Carige da parte di Bper, la cui fusione dovrebbe essere ufficiale entro fine novembre. L’operazione darà vita a un gruppo fra i top 5 del panorama bancario italiano: “ci permetterà di crescere come scala operativa”, ha dichiarato Piero Luigi Montani, amministratore delegato di Bper, che ha espresso soddisfazione per il merger.
Sullo sfondo, una sentenza della Corte Europea, che ha definito illegittima la decisione Bce di negare agli azionisti Carige gli atti che tre anni fa hanno portato la banca di Via Cassa di Risparmio in amministrazione controllata. È la rivincita di Malacalza e di alcuni piccoli azionisti, che però difficilmente potranno ricevere un risarcimento economico.
Piuttosto, la nuova sentenza della Corte è la dimostrazione che la vigilanza sulle banche dovrebbe essere affidata a funzionari che vivono nello stesso paese in cui l’istituto opera. Ciascun sistema creditizio ha troppe peculiarità che, se non conosciute, possono andare incontro a errori di giudizio. Se un funzionario spagnolo, o olandese, non ha chiara l’articolazione del sistema bancario italiano e il ruolo di Popolari, Bcc e Casse di Risparmio, farà sicuramente fatica a entrare nel merito. Rischiando di travisare la situazione e di commettere sbagli.






