Piazza Affari vede ancora rosa
In una settimana positiva per le Borse Europee, Milano chiude ancora una volta in posizione di leadership. Emerge il ruolo dei titoli bancari, ma anche di quelli assicurativi. Ottima prestazione di Enel. Sui tassi, le banche centrali sono divergenti: la Svezia inizia a tagliare, la Bce è sempre più vicina alla prima sforbiciata, mentre la Banca d'Inghilterra tiene tutto fermo. E la Fed...
Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari.
Ancora una volta la Borsa di Milano ha archiviato una settimana sul tetto d'Europa, con i listini del nostro continente che hanno evidenziato ottime performance. Come spesso è accaduto ultimamente, buona parte del merito è dei titoli bancari, che hanno risentito degli ottimi dati trimestrali e dell'outlook positivo sull'esercizio 2024. Contributo robusto anche dal comparto assicurativo, guidato da Allianz (record di utili, dividendi e performance del titolo), Generali e varie altre compagnie. Entrambi i settori hanno tratto beneficio da tre elementi: oltre agli ottimi risultati, il miglioramento dell'economia italiana e l'aspettativa di tagli molto ridotti ai tassi, che agevolano le banche per il livello alto degli interessi sui prestiti e le assicurazioni per la maggior attività sulla parte vita.
Il caso Bff Bank
Non tutti, però, vanno bene nel settore finance: Bff Bank (la ex Banca Farmafactoring) ha visto a fine settimana cadere in picchiata il valore dei suoi titoli (-10% giovedì e un ulteriore 26,3% venerdì). Il motivo è semplice: nel corso della conferenza di presentazione dei dati di esercizio del primo trimestre (con utili in calo del 21% e incremento dei ricavi del 15%), l'amministratore delegato Massimo Belinghieri ha rivelato il blocco dei dividendi, imposto da Banca d'Italia dopo un'ispezione dello scorso gennaio. Una misura che è stata affiancata anche dallo stop alla parte variabile degli stipendi e all'apertura di filiali oltre confine. L'istituto centrale ha evidenziato una differenza di metodi di contabilizzazione dei crediti dal 2021 in avanti, non adeguato ai dettami dell'Eba. La comunicazione ha innescato vendite a cascata, con il conseguente crollo del titolo. Le preoccupazioni sono legittime, ma eccessive, dato che la banca si sta già muovendo per adeguarsi ai rilievi di Via Nazionale. Non per niente, il titolo sta recuperando e gli analisti di Mediobanca lo hanno definito neutral. A queste condizioni, le azioni Bff Bank potrebbero rivelarsi un investimento possibile in previsione di un suo ritorno in carreggiata, dato che a questi prezzi il suo titolo è molto interessante. Ottima prestazione, invece, per Enel, che conferma le buone prospettive del settore energetico.
Giù i tassi, dopo la Svizzera è la volta della Svezia
Intanto, sul fronte dei tassi, nei Paesi europei che hanno una valuta propria si muove qualcosa. Dopo la Svizzera, che già il 21 marzo aveva deciso di sforbiciare il costo del denaro dello 0,25%, portandolo a 1,5%, è ora la volta della Svezia. Riksbank, istituto centrale di Stoccolma, ha infatti deciso (per la prima volta dal 2016) di ammorbidire la stretta monetaria, sempre con un calo di 25 punti base, e di portare il valore di riferimento a 3,75%. Con questa mossa, la banca centrale ha voluto dare fiato a un'economia che arranca, mentre l'inflazione si sta avvicinando ai target identificati dallo stesso organismo di vigilanza. Se da questo punto di vista le cose andassero positivamente, potrebbero verificarsi ulteriori aggiustamenti. Forse due entro fine mese.
Niente tagli, siamo inglesi
Niente tagli, invece, a Londra. La Bank of England ha deciso di lasciare ancora le bocce ferme e di non schiodarsi dal 5,25%. Una scelta ampiamente prevista, nonostante gli appelli del mondo politico ed economico: l'inflazione è ulteriormente scesa, ma è ancora al 3,2%. Vale a dire, il "mitico" obiettivo del 2% si avvicina ma non è ancora a portata di mano. Nessun segnale decisivo, invece dalla Fed, che potrebbe rimanere bloccata più a lungo, mentre la Bank of England facilmente seguirà le orme dell'Eurotower.
Bce, tutto pronto
Sarà quindi la Banca Centrale Europea la prima fra le big three del mondo occidentale (Bce, Fed Boe) a procedere ai tagli? Sembra di sì, anche per le dichiarazioni confortanti che stanno giungendo da più parti nei dintorni dell'Eurotower. In pratica non ci sono piu motivi per non tagliare, quindi a giugno si inizierà la pur lenta discesa. La decisione sta portando una coda polemica all'interno del board: non perché qualcuno voglia rinviare ulteriormente l'ammorbidimento della stretta monetaria, ma perché le "colombe" hanno apertamente criticato i tempi dell'operazione, sostenendo che l'avvio avrebbe dovuto verificarsi prima. Il contrasto tra l'ala hawkish e quella dovish potrebbe tornare a manifestarsi nel prossimo futuro, quando si deciderà se, al quasi sicuro taglio di giugno, ne seguiranno altri oppure se per il 2024 non si muoverà più nulla. Nel primo caso potrebbe verificarsi una strana (e difficilmente pronosticabile solo due mesi fa) divergenza fra Bce e Fed, con la prima in discesa e la seconda ferma oltre il 5%. Se succedesse, potrebbe accadere qualcosa di imprevedibile sul fronte del cambio euro-dollaro? Non è semplice da dire perché i tassi di cambio dipendono da molti fattori e sono difficili da prevedere. Tanto più quello del dollaro. Tutto ciò che possiamo affermare è che, in generale, è più facile che il biglietto verde si indebolisca rispetto alla nostra moneta che non l'evenienza opposta.
Buone notizie dal Pil
Sono solo correzioni di pochi decimali di punti, ma l'effetto sulla morale è indubbio: il Pil italiano (+0.3%) corre di più rispetto a quello francese e quello tedesco (entrambi a un +0,2%). Il dato rettifica lo 0,1% previsto da Banca d'Italia. Il Paese va dunque discretamente bene, anche se ha i soliti problemi di conti pubblici. E la difficoltà a uscire dal pantano del Superbonus, con il vortice creato e le polemiche suscitate anche in seno alla maggioranza, non aiuta di certo. Un esempio di questo clima di tensione è dato dall'emendamento introdotto dal ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. La misura prevede che le organizzazioni finanziarie non potranno più compensare i crediti del superbonus con debiti di tipo previdenziale. A causare discussioni è soprattutto la retroattività del provvedimento, anche alla luce del fatto che la Bce non consente di ricorrere a questa formula per le leggi fiscali. Difficile prevedere il risultato della discussione tra i membri del governo (con una posizione molto dubbiosa da parte del vicepremier Antonio Tajani). Certo è che intervenire su condomini e privati potrebbe creare nuove povertà e gettare nel panico molte famiglie, e ciò rende la soluzione impraticabile. Tanto più in tempo di elezioni europee: con un simile provvedimento, i partiti di governo rischierebbero un travaso di voti, cosa che nessun esecutivo vorrebbe. Le istituzioni finanziarie, da questo punto di vista, non hanno invece alcuna influenza sul consenso elettorale. E, con gli utili che continuano a macinare, non ne risentirebbero certo in maniera determinante.
Foto di Pawel Czerwinski su Unsplash

