Fed: i tagli inizieranno nel 2024. Ma senza fretta
In un'audizione alla camera dei rappresentanti americana, Jerome Powell ha annunciato l'inizio del calo del costo del denaro, ammesso che l'economia lo permetta. Ma non è stata fissata nessuna scadenza. L'annuncio, pur soft, ha provocato un brusco rialzo delle materie prime, che risente della forte finanziarizzazione del settore. Intanto, le Borse proseguono la marcia dei record
Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari.
E' ufficiale: la Federal Reserve inizierà a tagliare i tassi nel corso di quest'anno, ammesso che l'andamento dell'economia Usa lo permetta e che l'inflazione non giochi brutti scherzi. Lo ha dichiarato Jerome Powell davanti al Congresso americano. Il presidente Fed non si è sbottonato oltre: precisando che non c'è nessuna fretta di avviare il nuovo ciclo al ribasso, ha anche affermato che il primo taglio non avverrà subito, ma con il tempo, senza fretta. Prima, ha spiegato, occorrerà esaminare bene lo stato dell'economia. Previsti, se tutto andrà bene, tre tagli entro fine anno.
Balzo delle materie prime
L'annuncio di Powell è stato tutto sommato moderato: i mercati si aspettano da tempo che le banche centrali inizino la loro inversione a u nel corso di quest'anno. Eppure, è bastata una comunicazione basic per provocare un rialzo immediato delle materie prime, che sono balzate in alto mediamente del 5%. Questo fenomeno giustifica una futura cautela nella comunicazione delle banche centrali: la finanziarizzazione dell'economia è capace di trasformare un topolino in un elefante e di creare disastri. Soprattutto in ambiti, come appunto le materie prime, che non dovrebbero essere finanziarizzati. Così come i bitcoin, su cui invece – nonostante la loro opacità e la nota voracità ambientale del mining - si costruiscono Etf.
Berna taglia a sorpresa
Intanto, la Banca Nazionale Svizzera ha iniziato a tagliare i tassi con una decisione a sorpresa, affermandosi come il primo istituto centrale a iniziare la discesa del costo del denaro. Certo, le percentuali sono molto diverse – e minori – rispetto agli istituti centrali di Francoforte, Washington e Londra: i tassi guida sul franco passano infatti dall'1,75% all'1,50%, con un calo di 0,25 punti. Berna ha affermato che l'inflazione è rientrata, rendendo possibile l'operazione. Ma la mossa di Bundesplatz ha un'ulteriore, probabile motivazione: cercare di deprezzare il franco, che per ora, tuttavia, resta molto forte contro il parere e il volere di tutti.
Mercati ancora intonati
Le Borse, intanto, proseguono la loro marcia tranquilla ma costante. E, con un moderato ottimismo, salgono e stabiliscono record su record. Piazza Affari non fa eccezione, e mostra una rotazione settoriale pronunciata, che ha visto i titoli bancari scendere dopo l'annuncio di Powell, per poi salire nuovamente poco dopo, in barba alla prospettiva di discesa dei tassi. I mercati, insomma, sono ancora intonati. Fino a quando? Difficile prevederlo. Uno storno ci sarà, questo è praticamente sicuro, ma non è facile capire quando si verificherà. Forse a maggio, mese che tradizionalmente è dedicato alle vendite (sell in May). O forse più avanti, in attesa delle elezioni europee di giugno o addirittura di quelle americane di novembre. Probabilmente, i mercati cercheranno di rimanere tranquilli proprio fino alle presidenziali Usa, per non trasformarsi in una variabile in grado di influenzare le campagne elettorali. A scendere in maniera pronunciata saranno probabilmente i titoli tecnologici. Un'anticipazione di questo possibile trend ci è stato già dato da Apple, che ha arretrato in Borsa dopo la causa mossa dal ministero della Giustizia americano per "monopolio". Sembra che le istituzioni statunitensi abbiano iniziato a mettere sotto la lente le bigtech americane, che finora sono state abbastanza libere di muoversi in modo disinvolto. Ma lo fanno con un ritardo di anni. Meglio ha agito l'Antitrust europea, che ha introdotto misure come l'obbligo dei cavi di ricarica uniformi per gli smartphone. In ogni caso, è difficile mettere in crisi la società di Cupertino, che capitalizza 2.600 miliardi di dollari. Ben più del pil italiano.
Volano le compagnie aeree
Buone notizie per le compagnie aeree europee: i bilanci di Lufthansa, Air France-Klm, Ryanair e International Airlines Group hanno chiuso l'anno positivamente; insieme, secondo Il Sole 24 Ore, hanno raggiunto un fatturato di 106,16 miliardi di euro (+18,9%), mentre gli utili netti sono saliti addirittura a tre cifre (+110%). I risultati sono stati ottenuti sebbene il traffico aereo internazionale sia ancora sotto i livelli pre-Covid. A spingere le compagnie sono i voli interni, la crescita della domanda di viaggio e soprattutto l'aumento delle tariffe. A cominciare dalla classe business, i cui biglietti sono letteralmente esplosi. Resta invece abbastanza accessibile la classe economy su voli intercontinentali. Con il paradosso che a volte vede un viaggio Milano-Palermo costare di più rispetto a un Malpensa-New York (meno male che ci sono i treni ad alta velocità, viene spontaneo esclamare).
Paletti su Lufthansa-Ita
Intanto, l'Antitrust europea ha messo nero su bianco la richiesta al gruppo Lufthansa di tagliare vari voli Ita europei e intercontinentali (dall'Italia verso Stati Uniti, Canada e Giappone) e vari slot dall'aeroporto di Linate. Un'operazione che, per il gruppo tedesco, è vincolante per ottenere il via libera all'acquisizione della compagnia di bandiera italiana. Secondo l'authority, l'operazione senza correttivi rischia di danneggiare la concorrenza e di causare un aumento dei prezzi e un calo di qualità per i servizi: proprio per questo vuole la rinuncia ad alcune rotte della compagnia. Margrethe Vestager, commissario europeo per la concorrenza, vuole una risposta entro il 26 aprile, mentre l'istruttoria ha scadenza 6 giugno. Occorre, dunque, fare presto. Se una certa apprensione sul fronte della concorrenza e di eventuali monopoli su alcune rotte può essere giustificabile, sembra però che le condizioni poste dall'Antitrust europea siano troppo draconiane. Per questo, fanno sorgere i sospetti di una lotta politica, dato che gli slot italiani fanno gola a molti. E che i bias nei confronti del Belpaese sono ancora molto presenti.
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