Piazza Affari chiude un trimestre brillante

Nei primi tre mesi del 2024, la Borsa di Milano ha sfiorato una crescita del 15%, percentuale che gli operatori più ottimisti si aspettavano per fine anno. Ora i mercati ondeggiano tra ottimismo e tentativi di prevedere quando si verificherà un inevitabile storno. E' tempo di riequilibrare il portafoglio?

Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari.

L'ultima seduta di Piazza Affari prima della pausa pasquale si è dimostrata piatta. Ma la notizia è un'altra: la Borsa di Milano ha archiviato un trimestre molto brillante, facendo segnare un +14,4%. Nel mondo ha fatto meglio solo Tokyo, con un +20%. Davanti a questi dati, i commenti sono superflui. Una simile progressione era attesa, sì, ma per fine anno, e pure in termini ottimistici. Invece, il risultato è stato raggiunto già a primavera, arrivando a contenere il semestre negativo causato dal rincaro delle materie prime.

Scenari

Ora i player del mercato ondeggiano tra ottimismo e tentativi di prevedere quando si verificherà un inevitabile storno. Sullo sfondo, i timori provenienti dalla situazione politica internazionale, con tensioni che non si placano e guerre che non finiscono (anzi: si temono escalation). Tuttavia, almeno per ora, le Borse sono sembrate andare per la loro strada: i listini seguono gli utili, che finora sono stati generalmente soddisfacenti. A parte qualche eccezione.

Riequilibrare gli investimenti

Potremmo dunque trovarci in un'autostrada con ancora molti chilometri da percorrere oppure a un crocevia. Gli investitori, nel dubbio, potrebbero ricalibrare moderatamente il loro portafoglio. Optando per una mossa difensiva che preveda, magari, una maggior presenza del settore energetico, che ha subito una flessione troppo severa e sembra in grado di recuperare. Nello stesso tempo, può rivelarsi una buona strategia alleggerire moderatamente (non più del 10%) qualche posizione. Per esempio, alcune esposizioni nel settore finanziario, che sembra aver raggiunto un livello soddisfacente. E, magari qualche investimento nel tecnologico, anche se c'è il rischio di vendere con troppo anticipo.

Tecnologici, quale futuro?

Il crollo in Borsa di Apple e la revisione delle stime Tesla del primo trimestre potrebbero, per qualcuno, rivelarsi segnali di imminente flessione del settore tech. Le cui società, in generale, hanno capitalizzazioni elevate, che necessitano di far crescere continuamente gli utili per giustificare i loro valori. Impresa molto difficile, in presenza di una competizione serrata nel mondo dei telefonini (soprattutto di provenienza cinese) e di nuove abitudini da parte dei consumatori, meno avvezzi a cambiare smartphone ogni sei mesi-un anno. Nel caso di Tesla, può invece aver influito l'avversione della gente per le auto elettriche, poco pratiche e lunghe da rifornire.

Countdown tassi

Intanto, sembra sempre più probabile che le banche centrali europea e americana inizino a calare i tassi a ridosso dell'estate. Ma gli annunci saranno diffusi con molta cautela, dato che la comunicazione di Jerome Powell sui tre tagli nel corso dell'anno ha scatenato gli speculatori, particolarmente attivi sulle materie prime. Nello stesso tempo c'è necessità di agire, se non altro per le aziende più indebitate che, permanendo l'attuale costo del denaro, rischierebbero di fallire. Intanto Piero Cipollone, membro italiano del comitato esecutivo Bce, ha invitato i colleghi a non preoccuparsi troppo della crescita dei salari sull'inflazione, più volte enfatizzata dalla presidente Christine Lagarde e giudicata uno dei motivi per cui non si è ancora proceduto a un taglio dei tassi nell'area euro. Gli stipendi, ha infatti ricordato Cipollone, non hanno ancora raggiunto i livelli pre-Covid, mentre i profitti sono saliti oltre la media.

Il crollo del ponte a Baltimora: terremoto per le assicurazioni?

Si preannunciano invece guai per il settore assicurativo dopo il tragico crollo del Francis Scott Key Bridge di Baltimora, causato da una nave che ha urtato un pilastro del ponte. Secondo John Neal, ceo dei Lloyd's, il sinistro potrebbe diventare uno dei più costosi della storia marittima. Difficile, per il top manager, calcolare il costo per le assicurazioni, ancora più arduo capire chi paga cosa, dato che varie compagnie sono coinvolte. Le cifre saranno sicuramente molto alte: secondo le stime, solo per riparare il ponte potrebbero essere necessari 1,2 milioni di dollari, ma qualcuno azzarda cifre maggiori. Senza contare il resto: risarcimenti alle vittime, mancate consegne, problemi di rallentamento economico e via dicendo. Probabilmente le compagnie cercheranno, per quanto possibile, di rivalersi sugli armatori della nave. Mentre tutti – assicuratori e riassicuratori – faranno a gara per non finire, inevitabilmente, con il classico cerino in mano. Inoltre, un evento del genere porta con sé un inevitabile paradosso: saliranno i premi, anche se è improbabile che un simile evento possa ripetersi.

Tecnologia amica? Non sempre

Torniamo in Italia, per l'incidente informatico (fortunatamente risolto) che ha colpito i correntisti Bnl. Molti clienti hanno visualizzato sul loro home banking vari addebiti, e in qualche caso il conto è apparso azzerato. L'allarme si è rapidamente diffuso dalle Alpi alla Sicilia: telefonate roventi e numerose hanno mandato in tilt l'assistenza della banca, che però ha poi risolto rapidamente la panne informatica. "Si è verificato un problema esclusivamente tecnico che ha comportato addebiti multipli sui conti correnti per diversi clienti della banca", ha comunicato l'istituto di credito del gruppo Bnp Paribas in una nota. "La clientela interessata sta già verificando sui propri conti che le cifre si stanno allineando". E così è avvenuto. La vicenda, che ha visto dunque un intervento tempestivo da parte della banca e la risoluzione del problema in tempi brevi, impone però una riflessione. L'economia, come le relazioni professionali, sociali e personali, è ormai gestita dalla tecnologia, ed è sufficiente un incidente informatico per scatenare il panico. Naturalmente le banche hanno sistemi di back up blindati e possono sopperire a eventuali disguidi di questo tipo. Tuttavia, l'idea che un malfunzionamento sia in grado di alterare, pur per un tempo limitato, i depositi dei clienti dovrebbe farci riflettere sui pericoli insiti nella tecnologia. Soprattutto se è coinvolto il denaro, che altro non è che un credito esigibile a vista, e la cui corresponsione, in momenti particolari, può anche essere rifiutata. Classico è l'esempio della Grecia durante la crisi del debito sovrano, in cui un flusso ha impedito a migliaia di correntisti di ritirare i propri soldi.

Foto di Maksym Ostrozhynskyy su Unsplash


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