Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Un bug nascosto nell’aggiornamento di un software Crowdstrike (azienda di sicurezza partner di Microsoft) ha bloccato i sistemi informatici in gran parte del mondo. Il codice difettoso è stato capace di lasciare a terra oltre 6.500 aerei (molti di più i voli in ritardo) e bloccare Borse, pagamenti elettronici, strutture sanitarie e treni, oltre al sistema di accrediti dei Giochi Olimpici di Parigi.

Il mondo in panne

Con il tilt informatico, il mondo si è scoperto vulnerabile. Un po’ perché l’informatizzazione (irrinunciabile, sia chiaro) ha pian piano emarginato lo sviluppo di “piani B” a cui ricorrere in caso di blocco. Un po’ perché gran parte del mondo dipende dagli stessi software: il mercato è ormai controllato da un numero limitato di fornitori informatici e il boom del cloud esternalizza e centralizza ancora di più i dati. Va de sé che con la concentrazione del mercato nelle mani di poche aziende, un semplice aggiornamento errato può avere danni catastrofici. Come quelli che sicuramente subirà l’economia, per un semplice giorno di stop e un altro giorno di riassestamento. A farsi sentire saranno soprattutto i fermi e i ritardi di aerei e treni, ma anche le conseguenze secondarie del tilt. Come la “beffa dopo il danno” subita da alcune aziende, che hanno pensato di ripristinare l’operatività disinstallando la suite di sicurezza e in cambio sono stati vittime di puntuali e implacabili attacchi hacker, pronti ad approfittare dell’assenza temporanea degli antimalware.

Ripensare la digitalizzazione

Occorre, dunque, ripensare la digitalizzazione. Ricordando che l’informatica è un aiuto irrinunciabile, ma non deve essere un sostituto totale dell’organizzazione tradizionale del business e della vita quotidiana. E tenendo ben presente che è l’It a dover servire l’essere umano e non viceversa. Pensiamo per esempio ai contanti: nelle aree in cui la panne informatica ha bloccato i pagamenti elettronici, è riuscito a fare la spesa solo chi aveva banconote in tasca (difficili da reperire altrimenti, per l’inattività di vari sportelli bancomat). E’ lecito chiederci: se si sviluppasse in maniera pervasiva il progetto euro digitale, come reagiremmo in caso di nuovo tilt in una situazione in cui basta un nonnulla per bloccare il mondo informatizzato? E’ vero: i disagi sono durati un paio di giorni, ma una manciata di ore è riuscita a provocare danni incalcolabili. Si può dire, dunque, che il blocco informatico ha segnato una rivincita dei contanti, tanto osteggiati e bistrattati. Inoltre – lo ripetiamo – è conveniente uscire da una situazione di quasi-monopolio, o di concentrazione delle piattaforme informatiche. La Cina, che non utilizza Microsoft se non marginalmente, non ha subito fermi, proprio come chi lavora con sistemi alternativi. Per questo motivo, se si vuole davvero minimizzare il rischio amplificato dal tilt, è necessario ripensare l’informatizzazione in ottica multipiattaforma.

Joe Biden lascia, Ursula raddoppia

La grande panne informatica non ha registrato impatti significativi sui mercati finanziari. E’ vero, le Borse hanno dovuto rinviare l’apertura delle contrattazioni, ma qualche ora più tardi gli scambi avvenivano regolarmente. Su Piazza Affari, il tilt dell’Ict ha avuto lo stesso impatto registrato dopo lo sciopero di fine giugno proclamato dagli operatori di Borsa: adesione ampia, contraccolpi minimi. Stesso discorso per l’improvvisa rinuncia di Joe Biden alla ricandidatura, che ha avuto ben poche conseguenze sull’andamento di Wall Street – e tanto meno sui mercati del resto del mondo. Le ragioni sono molto semplici: in primo luogo, dopo le pressioni crescenti in seno al partito democratico, l’addio del presidente uscente era dato per probabile; in secondo luogo, la probabile sostituta (la vicepresidente Kamala Harris) si presenterà con un programma simile a quello di Biden; infine, la rinuncia dell’attuale inquilino della Casa Bianca non sposta di molto le previsioni, che vedono Donald Trump favorito. Oltre a questo, i mercati americani sono vaccinati e la Federal Reserve vigila per evitare che qualsiasi contraccolpo economico possa influire sulle elezioni. Le Borse hanno praticamente ignorato anche la riconferma di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Europea. La sua seconda esperienza di governo, per la cui fiducia è stato decisivo il voto dei verdi, potrebbe però creare problemi a lungo termine, mano a mano che ci si avvicinerà alla fatidica scadenza del 2035. La presenza degli ecologisti nella maggioranza di governo si farà sentire per cercare di “blindare” le restrizioni nei confronti dell’agricoltura e soprattutto lo stop alla produzione delle auto endotermiche – anche se una svolta di questo tipo può essere mitigata anche all’ultimo momento, per evitare la fine del sistema industriale europeo.

Utili a go-go

Se né il tilt informatico, né la rinuncia di Joe Biden, né la riconferma di Ursula von der Leyen hanno influito sulle Borse, che cosa ha mosso i mercati? Gli utili, come spesso accade. In particolare, a Piazza Affari abbiamo assistito a una nuova fiammata dei finanziari, spinti dai risultati brillanti di Unicredit. Piazza Gae Aulenti ha dato il “la” a tutto il mercato, rinforzando la ripresa della marcia verso quota 35.000. Si prevede che le azioni finanziarie possano crescere ancora fino a quando il taglio dei tassi, ora sporadico, diventerà deciso e graduale. Fino a quando i livelli rimarranno stabili, gli investitori nel settore bancario potrebbero impostare la loro strategia sul mantenimento di questi titoli, o addirittura su nuovi acquisti. In caso di graduale calo del costo del denaro, invece, si può ragionare sulle vendite delle azioni, cercando di anticipare il nuovo trend Bce. Cum grano salis, però, dato che attualmente i dividendi attesi valgono il 6% circa degli utili e il mercato è ancora ricco e promettente. In ogni caso, l’ultima riunione dell’istituto centrale europeo non ha deciso nulla: appuntamento a settembre, o più probabilmente a ottobre, dopo il simposio annuale di Jackson Hole, organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City, che farà il punto sui trend economici mondiali e sul costo del denaro. Per il resto, rimangono promettenti i petroliferi e gli energetici.

Foto di Markus Spiske su Unsplash

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