Il punto settimanale di Carlo Vedani – AD di Alicanto Capital SGR – sulla situazione dei mercati finanziari.

Il mercato obbligazionario non accenna a fermarsi. La scorsa settimana, il decennale americano è arrivato al 5,35%, percentuale che non si vedeva dal 2003; solo i dati sul lavoro Usa, che essendo peggiori del previsto hanno allontanato la possibilità di un imminente rialzo dei tassi, hanno favorito un leggero ripiegamento da questa percentuale. I decennali inglesi hanno, da parte loro sfiorato il 5,50%, mentre gli Oat francesi hanno toccato il 5% e lo spread è salito a 150, per poi arretrare un po’. Il trend ha contagiato anche l’Italia: i buoni del Tesoro sono saliti al 4,70% (per poi ridiscendere un po’), con un differenziale che è balzato nei dintorni di quota 120. Il motivo del “contagio” è di ordine tecnico: l’unico future a disposizione è sul Btp; chi voleva puntare contro la Francia ha perciò messo le sue fiches contro l’Italia, andando short sul nostro mercato e avviando la speculazione sui bond governativi tricolori. Della situazione ha beneficiato la Germania, considerato tuttora un porto sicuro, sebbene la solidità di Berlino non sia più un punto fermo come una volta.

Tempesta perfetta

La “tempesta perfetta” tra andamento anomalo dei bond governativi, inflazione, debito francese e crisi geopolitiche ha impattato sulle Borse europee, che la scorsa settimana hanno raggiunto i minimi da tre mesi a questa parte, lasciando sul terreno il 3% circa. I listini americani hanno invece evidenziato un andamento del tutto diverso. A trainare Wall Street sono stati i titoli tecnologici, che hanno spesso una reazione in controtendenza alle crisi borsistiche internazionali: quando gli indici europei subiscono una correzione importante, molti americani che avevano allocato denaro sui titoli del nostro continente decidono di riportare in patria gli investimenti, e spesso preferiscono puntare sull’innovazione. E’ così spiegato il rally del dollaro, che è sceso sotto gli 1,13 sull’euro per la prima volta dal maggio del 2025 e si è rafforzato anche sulla sterlina, raggiungendo un rapporto di 1,32. Mentre il leggero calo del franco svizzero sulle altre valute dipende probabilmente dal rialzo dei tassi in Giappone, che ha ridimensionato il ruolo di Tokyo come protagonista del carry trade. Questa dinamica ha spostato le attenzioni proprio su Berna, in virtù del tasso di riferimento allo 0%, che la Bns mantiene da giugno 2025.

Il peso del debito

Da molto tempo evidenziamo la capacità di resistenza che le Borse hanno sviluppato dopo la crisi causata dalla guerra russo-ucraina, ma anche la quasi ineluttabilità di una correzione. La domanda è quindi d’obbligo: il calo della scorsa settimana potrebbe rivelarsi l’esordio del “grande storno” che molti si attendono? E’ ancora presto per fornire una risposta, anche perché è in atto un generale recupero. Molto si giocherà sul terreno dei debiti sovrani: se lo spread fra titoli francesi e Bund tedeschi dovesse superare quota 150, e soprattutto se si verificasse l’effetto-contagio, si potrebbe temere una crisi borsistica di proporzioni serie. Per ora, come detto, i mercati stanno provando un rilancio, mentre lo spread francese cerca di allontanarsi dalla zona più pericolosa. Anche se si riuscisse a evitare l’esplosione del differenziale transalpino, sarebbe comunque molto arduo risolvere la questione del debito di Parigi che, per inciso, non rispetta il target del 3% dal post Covid. Oltretutto, sarebbe difficile applicare una ricetta condivisa per affrontare questo nodo: sia il taglio delle spese, sia l’aumento delle tasse rischierebbero di provocare proteste di piazza, che – di qualsiasi colore siano – in Francia si rivelano sempre molto problematiche.

Scadenze elettorali

Per decidere le sorti delle Borse nei prossimi mesi avrà un peso importante (se non determinante) anche la girandola di appuntamenti elettorali già aperta dalle presidenziali brasiliane, che proseguirà a novembre con le mid term americane e le elezioni anticipate spagnole, fissate per il 29 del mese dal premier dimissionario Pedro Sánchez, e culminerà il prossimo anno con le presidenziali francesi e le “politiche” italiane. Se Donald Trump prova mosse disperate per rovesciare un verdetto negativo già scritto, arrivando a promettere 5.000 dollari a ogni cittadino americano in caso di vittoria repubblicana, Sánchez cavalcherà quasi sicuramente la penuria di alloggi in Spagna, cercando di incanalare le proteste oceaniche di questi giorni per evitare una probabile sconfitta. Il tema della casa, in realtà, non è confinato alla Spagna, ma potrebbe esplodere come un bubbone in tutta Europa, dove da 50 anni non si affronta un piano strutturale di edilizia popolare.

Il petrolio non si schioda

Sul fronte petrolifero, la situazione sembra meno conflittuale rispetto alla scorsa settimana: da un lato pare che a Hormuz riesca ormai a transitare l’80% circa delle imbarcazioni; dall’altra, il blitz delle truppe governative yemenite ha allontanato gli Houthi da Bab el Mandeb, aprendo nuove possibilità al transito delle imbarcazioni attraverso il Mar Rosso. Nonostante ciò, l’atteso arretramento del prezzo del petrolio non è avvenuto, se non superficialmente; forse, il valore ancora alto del greggio (soprattutto del Brent) dipende dall’esigenza di smaltire il pregresso prima che avvenga l’adeguamento delle quotazioni. O forse siamo di fronte all’ennesimo caso di speculazione.

Btp: chi compra le scadenze lunghe copre l’inflazione

A queste condizioni, gli investimenti in obbligazioni governative rappresentano un’occasione che è consigliabile non farsi scappare. I Btp a due anni, per esempio, rendono il 3,5%; la performance è di poco al di sotto dell’inflazione, il cui tasso potrebbe però scendere nel corso del biennio. Da parte loro, i buoni del Tesoro decennali rappresentano, oggi come oggi, un’ottima scelta per due ragioni: la prima perché, con il loro 4,70%, offrono prestazioni superiori all’inflazione; in secondo luogo, con una simile performance e la sicurezza insita nelle obbligazioni governative, questi strumenti rivestono un ruolo di copertura nel caso in cui le Borse scendessero in maniera significativa.

Foto di Branimir Balogovic su Unsplash

Privacy Policy – Cookie Policy – Termini e Condizioni

CONTROVERSIE – DISCLAIMER – WHISTLEBLOWING

CHI SIAMO – NEWS – PREMI

Società con azionista unico – Soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Finsolari S.r.l.
Capitale Soc. €1.040.000 int. Versato.CF 11416170154 – P.IVA 01867650028
R.I. Milano Monza Brianza Lodi n. 11416170154 REA MI – 2022469
La SGR aderisce al Fondo nazionale di Garanzia

Milano

Via Agnello, 5 - 20121


Tel. +39 02 863571
Fax +39 02 86357300

Biella

Via Italia, 64 - 13900


Tel. +39 015 9760097
Fax +39 015 9760098

© 2024 Alicanto Capital SGR S.p.A. | All Rights Reserved

Privacy Preference Center