Wall Street da record, Borse europee più tranquille
Il Dow Jones ha superato i massimi storici e il Nasdaq raggiunge livelli molto alti, trainato dall'intelligenza artificiale. Nel nostro continente, invece, i listini procedono in ordine sparso, in attesa dei dati di metà anno delle società quotate. La Legge sul ripristino della natura e i suoi rischi
Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari.
Record assoluto per il Dow Jones, che ha superato i massimi storici, mentre il Nasdaq ha raggiunto il livello migliore degli ultimi sei anni. Tra gli elementi che hanno spinto in alto Wall Street, il calo dell'inflazione Usa, mentre il recupero della fiducia delle famiglie americane (con l'indice più alto dal 2021) ha influito molto meno: si tratta infatti di una percezione, che dipende dal ciclo economico ed è stata fortemente influenzata dall'aumento dei salari. L'exploit delle Borse di oltre oceano non è stato intaccato neppure dallo stop russo agli accordi sul passaggio del grano nel Mar Nero. Occorre però effettuare un distinguo. Prendiamo le 500 società quotate all'indice S&P: sette di queste aziende capitalizzano il 30% dell'intero indice, trainate anche dal boom (che potrebbe rivelarsi una bolla) dell'intelligenza artificiale. Ad avere frantumato i record sono soprattutto questi sette titoli. Se scorporiamo le restanti 493 imprese, gli enormi rialzi si riducono al 2%.
Una breve attesa
Ora, in ogni caso, i mercati americano ed europeo (meno brillante e con andamento “misto”) attendono i dati di metà anno, per capire da che parte tirerà il vento del ciclo economico. Per ora, gli investitori possono proseguire in una strategia di mantenimento (soprattutto su Piazza Affari, ancora sostenuta da un buon flusso di dividendi, in media al +4%), senza però lasciarsi prendere la mano dagli acquisti. E raddrizzando le antenne, per captare gli eventuali, primi segnali di un possibile storno: la lunga stagione dei rialzi è iniziata lo scorso 6 ottobre ed è stata attutita solo da un periodo di trading range: prima o poi è comprensibile aspettarsi una correzione. Anche perché le avvisaglie ci sono tutte, e ci mostrano indizi di rallentamento del ciclo economico. Mentre in Asia la Cina non cresce più come prima.
Banche centrali: quanti rialzi?
I timori di una nuova crisi economica sono molto alti, ma le banche centrali si apprestano a un altro rialzo dei tassi. Occorrerà capire di quanto saliranno. Jamie Dimon, presidente e ceo di Jp Morgan, ha previsto una nuova crescita dell'inflazione Usa, che potrebbe portare i tassi di interesse al 6% o al 7% in breve tempo, rendendo inevitabile una recessione. Che cosa farà, invece, la Bce? Ancora non si sa. L'Eurotower non ha ritenuto sufficiente il calo di ritmo dell'inflazione registrato a giugno (la sua crescita è stata del 6,4%, contro il 7,6% di maggio), e quasi sicuramente procederà, prima di fine mese, a un lla che nuovo ritocco dello 0,25%. La notizia è che l'intervento potrebbe essere l'ultimo. Il probabile stop di agosto fungerà anche da pausa di riflessione, con esiti ancora tutti da definire, specialmente se l'inflazione dovesse confermare il trend ribassista. Una posizione - quetende a condizionare la decisione all'esame dei dati - su cui si è detto favorevole anche Joachim Nagel, presidente di Bundesbank, nonché sostenitore della politica di inasprimento monetario intrapreso nel corso di quest'ultimo anno dalla Bce.
Il monito di Visco
Leggere i dati, certo: ma come? Lo deciderà l'ennesimo confronto fra “falchi” e “colombe” nell'ambito dell'Eurotower: i primi più concentrati sulla lotta al vortice inflattivo, i secondi sulla prevenzione dei rischi di recessione che incombono sull'economia europea. Nel secondo gruppo c'è Ignazio Visco, governatore di Banca d'Italia, che ieri, in un'intervista a Bloomberg Tv, a margine del G20 di Gandhinagar (India) ha voluto piazzare qualche paletto. L'inflazione, ha detto il governatore di Banca d'Italia, “scenderà ancora perché inizieranno a riflettersi gli effetti della riduzione del prezzo dell'energia”. Secondo Visco, il calo “sarà più veloce del previsto". Anche se l'inflazione core, ha aggiunto, “si sta mostrando ancora ostinata". L'obiettivo del 2% previsto entro fine 2025, ha poi puntualizzato, “potrebbe essere raggiunto prima del previsto ". In ogni caso, ha concluso, “non penso che abbiamo bisogno di una recessione. Possiamo disinflazionare l'economia senza” doverci per forza arrivare. E, aggiungiamo noi, senza vedere aumentare la rata media dei mutui casa, che è già salita della percentuale monstre del 28%. E che sta mettendo a rischio i rimborsi di chi ha scelto la formula a tasso variabile, che ora si sta dimostrando particolarmente discutibile.
Legge sul “ripristino della natura”: economie a rischio?
A Bruxelles, dopo uno scontro senza precedenti, il Parlamento europeo ha votato la controversa Legge sul ripristino della natura, con uno scarto di appena 21 voti. La norma prevede, entro il 2030, di reintrodurre non meno del 20% degli habitat perduti o minacciati. Questo, secondo i sostenitori della misura, contribuirebbe alla lotta contro i cambiamenti climatici, invertendo il trend che sta portando il pianeta alla perdita di biodiversità. Una posizione che è stata contrastata da chi ha votato contro questa norma, nella convinzione che questi obiettivi debbano essere raggiunti in maniera graduale e senza minacciare le attività economiche. La legge appena approvata, infatti, non si applicherebbe solo alle aree protette, ma anche alle zone attualmente adibite ad attività agricole o produttive. Causando, di fatto, una minaccia per varie imprese. Si teme che la legge possa dare il via libera a situazioni estreme, simili a quella che si è creata in Olanda, dove il governo Rutte ha fatto dell'obbligo di abbattere di un terzo dei capi fra mucche, maiali e galline un cavallo di battaglia. Una posizione che ha scatenato la dura protesta degli allevatori e minato il consenso popolare all'esecutivo, poi caduto sulla legge migranti. La Legge sul ripristino della natura, dunque, rischia di replicare in altri paesi d'Europa (prima di tutto in Francia) situazioni simili. E, di conseguenza, di favorire tagli abnormi a produzioni agricole e casearie, causare proteste popolari e provocare perdite alle aziende. Creando, oltretutto, fenomeni paradossali, che facilmente vedrebbero i paesi europei sopperire alla carenza di raccolto e produzione importando da paesi che non soggiacciono a misure di questo tipo, né agli scrupolosi controlli igienici comunitari. Risultato? Un peggioramento della qualità del cibo sulle nostre tavole e vari danni alle nostre economie. Oltre che, last but not least, una pericolosa perdita di autosufficienza dell'Europa, che metterebbe il nostro continente alla mercé di altre aree del mondo. Come già avviene per altri comparti produttivi.
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Scudo anti-spread, la rotta è tracciata
Al forum Bce di Sintra, Christine Lagarde ha confermato il rialzo dei tassi (pur con “gradualità e opzionalità”) e soprattutto le misure per evitare l'esplosione dei differenziali. A breve ci si attende il piano operativo
Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari
Sintra, cittadina a 30 chilometri da Lisbona, ha la fama (ben guadagnata) di città delle fiabe: i suoi palazzi, castelli e parchi in stili eclettici, oltre che i colori pastello che appaiono alla vista del viaggiatore, fanno facilmente credere di essere capitati, così per caso, nel bel mezzo di una favola.
E – se è vero che ogni fiaba ha i suoi antagonisti – la sede del forum annuale Bce non è mai stata così azzeccata. Nella cittadina portoghese lodata da Hans Christian Andersen, la presidente Bce Christine Lagarde e la sua squadra sono stati chiamati a definire le strategie per sconfiggere i “cattivi”: l'esplosione dei differenziali, l'inflazione e i rischi di recessione.
A quanto pare la rotta è tracciata: la presidente della Bce ha insistito sulla necessità dello scudo anti-spread e fra non molto sarà presentato il piano operativo dell'operazione. Una buona notizia, nel mare di pessimismo montante e di dati economici preoccupanti.
Nessuna alternativa
Nonostante i commenti critici di Joachim Nagel, governatore della Bundesbank, la Lagarde sembra voler tirare dritto sulla necessità di adottare misure che scoraggino la speculazione. E, probabilmente, non potrebbe fare altrimenti. Con la situazione economica e geopolitica che stiamo vivendo, una tensione sui differenziali proprio non conviene a nessuno.
Ricordiamolo: la situazione economica generale è in netto peggioramento rispetto alle previsioni di inizio anno, abbiamo chiuso il peggior semestre in 50 anni per i mercati finanziari e la seconda parte del 2022 si è aperta ancora all’insegna dei ribassi. Il pessimismo è dilagante, i mercati ci stanno dicendo che le economie occidentali stanno per entrare in una recessione che sa di stagflazione: in queste condizioni trovare un riparo è quasi impossibile. Il dollaro ha quasi raggiunto la parità sulla nostra moneta e il franco svizzero ha già effettuato il sorpasso: l’euro vale ora 99 Rappen: mai successo prima. L'oro, da parte sua, si conferma ben distante dalle caratteristiche di bene rifugio che ha rivestito in passato.
Nessun asset, in altre parole, si salva dall'inflazione, e capire dove investire è attualmente molto difficile.
Sì, perché in Borsa non si salva nessuno: le utility sono scese oltre le previsioni, temendo il rialzo dei tassi, e anche gli energetici sono crollati. Il trend è generale: praticamente tutti i mercati sono calati in maniera indiscriminata e non si riesce a capire quando si potrà vedere un inizio di assestamento e un ritorno a guardare anche i fondamentali delle aziende.
Il quadro è magmatico, in evoluzione. Per questo, è più consigliabile attendere un po' alla finestra: le discese brusche, repentine e per certi versi isteriche dell’ultimo mese inducono alla cautela, anche se, e lo abbiamo già detto, cominciare a comprare su questi livelli incomincia ad essere un’opzione interessante: il Dax tedesco è tornato indietro ai valori di 5 anni fa.
La crisi non risparmia nessuno
Tanto per non lasciarci mancare nulla, persino la Germania mostra segnali di crisi. I dati provenienti dal mercato del lavoro sono preoccupanti, mentre – per la prima volta dalla riunificazione – la locomotiva d'Europa è in deficit commerciale (secondo i dati di aprile). E l'indice azionario tedesco, insieme a quello italiano, ha chiuso giugno come maglia nera del mondo occidentale. Una vera doccia fredda, che dipende in buona parte dalle sanzioni, capaci di colpire molto di più i paesi europei che non la Russia. E di inasprire ulteriormente le divisioni: oggi, se eccettuiamo il Papa, non c'è leader al mondo che si sottragga a un linguaggio bellicoso e chiuso a ogni tipo di trattativa.
E le conseguenze si vedono: la Russia continua a calare i quantitativi di “oro blu” somministrati all'Europa prima che sia l'Europa stessa a decidere di farne a meno, e li indirizza altrove. Mentre c’è chi ne trae vantaggio: l'Algeria, che aveva promesso una maggior fornitura di gas senza un rincaro, ora cambia idea e inizia ad annunciare il rialzo dei prezzi.
Anche dove in teoria le notizie sono positive, il loro impatto è minimo: l'Opec ha deciso di aumentare la produzione, ma Brent e Wti non si schiodano dai valori altissimi raggiunti, dimostrando che il quantitativo di sovrapproduzione è del tutto insufficiente. Tutto questo mentre gli scontri in Libia per la mancanza di servizi e di elettricità rischiano di trasformarsi in qualcosa di più grave. Già oggi molti pozzi di petrolio sono bloccati: se avvenisse uno stop delle esportazioni da Tripoli, l'oro nero rischierebbe di schizzare a 140, e forse ancora più in alto. Senza dimenticare che la Libia, oltre che di petrolio, è anche fornitore di gas.
Banche al centro dell'attenzione
Al centro dell'attenzione c'è anche il settore bancario italiano. A cominciare da Montepaschi, impegnato in un difficile aumento di capitale. La banca senese sta trattando con i privati per ottenere adesioni all'ingresso in azionariato. Un'impresa non facile, ma che comunque non deve preoccupare. Come l'aumento di capitale di Saipem, anche quello di Mps è garantito dal consorzio di garanzia, e quindi si farà. Certo, saremo noi contribuenti a dover corrispondere – oltre alla parte di pertinenza dello stato – anche eventuali quote non sottoscritte e garantite dal settore pubblico.
In questi giorni, si stanno anche compiendo gli ultimi passi verso la nascita di una nuova banca: quella derivante dall'incorporazione di Carige da parte di Bper, la cui fusione dovrebbe essere ufficiale entro fine novembre. L'operazione darà vita a un gruppo fra i top 5 del panorama bancario italiano: “ci permetterà di crescere come scala operativa”, ha dichiarato Piero Luigi Montani, amministratore delegato di Bper, che ha espresso soddisfazione per il merger.
Sullo sfondo, una sentenza della Corte Europea, che ha definito illegittima la decisione Bce di negare agli azionisti Carige gli atti che tre anni fa hanno portato la banca di Via Cassa di Risparmio in amministrazione controllata. È la rivincita di Malacalza e di alcuni piccoli azionisti, che però difficilmente potranno ricevere un risarcimento economico.
Piuttosto, la nuova sentenza della Corte è la dimostrazione che la vigilanza sulle banche dovrebbe essere affidata a funzionari che vivono nello stesso paese in cui l'istituto opera. Ciascun sistema creditizio ha troppe peculiarità che, se non conosciute, possono andare incontro a errori di giudizio. Se un funzionario spagnolo, o olandese, non ha chiara l'articolazione del sistema bancario italiano e il ruolo di Popolari, Bcc e Casse di Risparmio, farà sicuramente fatica a entrare nel merito. Rischiando di travisare la situazione e di commettere sbagli.


