Mercati, correzioni verso il basso in un trend rialzista

Leggera flessione dei listini, che però proseguono una tendenza moderatamente positiva. Wall Street ha risentito negativamente dei dati sulla crescita Usa, inaspettatamente negativi, mentre prosegue in gran parte del mondo occidentale l'incertezza sui tassi. Intanto, è a un passo l'accordo per il salvataggio di Eurovita.

Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari.

I mercati hanno chiuso la scorsa settimana con una correzione verso il basso, nell'ambito di un trend che rimane rialzista. In particolare, Wall Street ha sofferto il calo inatteso dell'indice Pmi manifatturiero americano, che offre un'indicazione sulla crescita del settore (valore sopra i 50 punti) o di un suo calo (sotto). Il livello è sceso da quota 48,4 di maggio a 46,3 di giugno, contro le previsioni che vedevano una sostanziale stabilità (+0,1%), mostrando quindi una tendenza alla decrescita. Un po' meglio, ma sempre in calo, l'indice Pmi servizi che si è abbassato da 54,9 a 54,1. Ancora più bassi gli indici Pmi dell'Eurozona: 43,6 per quello manifatturiero e 52,4 per i servizi.

 

L'inesorabile aumento dei tassi

A dare un po' di incertezza sugli indici anche le recenti questioni russe e il tira e molla sui tassi. Come noto, la Federal Reserve ha fatto rifiatare i mercati con la sospensione provvisoria dei rialzi, che però potrebbe riprendere a breve: non per niente Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco, ha definito una previsione “molto ragionevole” la possibilità di effettuare due nuovi ritocchi. Proprio come avverrà in Europa dove è ben noto l'atteggiamento aggressivo di Christine Lagarde, che porterà quasi certamente a due spostamenti verso l'alto di 25 punti base l'uno. L'ostinazione della Bce verso il completamento della stretta monetaria a tutti i costi sembra paragonabile a un automobilista che guida prestando attenzione soltanto allo specchietto retrovisore. Senza curarsi della strada – cioè delle prospettive future e del rischio recessione sempre più incombente. Discorso differente per la Banca d'Inghilterra che ha invece puntato sull'aumento di 50 punti, deciso dopo gli ultimi, preoccupanti dati sull'inflazione. Un fenomeno legato, oltre che al quadro internazionale, anche alla Brexit e alle politiche restrittive sull'immigrazione, che causano carenza di manodopera e di beni, con un primo accenno di inflazione salariale.

 

Inflazione da profitti

A proposito di inflazione, è interessante un'analisi effettuata dall'ufficio studi di Allianz Trade. La compagnia tedesca specializzata in assicurazione del credito ha  osservato che, nonostante la discesa dei valori di riferimento delle materie prime, i prezzi dei prodotti restano alti. E non accennano a tornare nei ranghi. C’è un’inflazione da troppi profitti?”, si chiede la compagnia del gruppo Allianz. “Non sarà che alcune aziende continuano a scaricare i rincari sul consumatore finale, anche se non è più necessario?”. La risposta dell'analisi è abbastanza scontata: “i margini di profitto delle imprese non finanziarie nell'Eurozona sono di recente aumentati”, recita una nota della società. “Con il 40,8% del valore aggiunto lordo alla fine del 2022, i margini delle società non finanziarie sono in media di +0,6 punti percentuali sopra la media, con Italia (44,8%) e Spagna posizionate meglio rispetto a Germania e Francia. Tuttavia, ci sono differenze significative tra i settori. I margini di profitto sono aumentati in particolare nell'agroalimentare, dove i rivenditori sono stati in grado di aumentare i propri margini al 78,6% nel quarto trimestre del 2022 (12,3 punti percentuali in più rispetto al livello pre-pandemia)”. Le osservazioni di Allianz Trade sfondano una porta aperta: l'esperienza ci dice che l'inflazione “da profitti” si è sempre verificata, e che una volta che i prezzi salgono, difficilmente scendono. In questo caso, gli aumenti sono stati causati dal rincaro delle materie prime – petrolio e soprattutto gas, che la scorsa estate ha stabilito record su record, infrangendo al Ttf di Amsterdam la barriera dei 300 euro a megawattora. Ora che il metano veleggia poco sopra quota 30 e il greggio continua a navigare nella fascia neutrale compresa fra i 70 e gli 80 dollari al barile, i prezzi al consumo non sono scesi. Creando un effetto domino sulla filiera. E problemi ai consumatori. Se si osservano i dati di spesa degli italiani, è facile osservare che sempre più persone si rivolgono ai supermercati e agli hard discount, cercando magari i prodotti vicini alla scadenza e scontati di una percentuale importante. Il dato, oltre che sui cittadini, si ripercuote sui negozi tradizionali di quartiere, già penalizzati, rispetto alla grande distribuzione, da una tassazione meno favorevole, dai rincari di prezzi e dai costi dell'elettricità.

 

Mes rimandato a settembre?

Al centro del dibattito anche il Mes, la cui discussione parlamentare per un'eventuale ratifica potrebbe essere procrastinata a dopo le ferie estive. Almeno questo è l'obiettivo del governo, che punta a compattare la maggioranza, evitandone la spaccatura in sede di voto, e a proseguire il dialogo con Bruxelles. Certo è che il Mes, nella formulazione attuale, non lascia tranquilli. Attribuisce infatti alla Bce poteri di indirizzo molto preoccupanti per i paesi più indebitati. Sarebbe sufficiente puntare un riflettore sull'Italia per scatenare i mercati e portare lo spread ai livelli del 2011. L'attuale formulazione del Mes non offre un contrappeso all'ipotesi di speculazione finanziaria, aprendo il rischio – per i paesi più fragili – di una ristrutturazione del debito pubblico, in grado di incidere sull'economia e sul sistema bancario, oltre che di distruggere il risparmio privato. L'esperienza della Grecia, i cui cittadini sono stati, in alcuni casi, privati persino delle medicine, dovrebbe metterci in guardia. Meglio sarebbe riaprire il dibattito su questo strumento, inserendo contrappesi forti alla speculazione. Nello stesso tempo, il successo delle emissioni di Btp potrebbe costituire una valida alternativa, in una situazione che vede lo spread ai minimi (verso quota 160), nonostante le previsioni al rialzo diffuse recentemente da Goldman Sachs.

 

Eurovita, salvataggio a un passo

Intanto è stato raggiunto l'accordo per il salvataggio di Eurovita, che dovrebbe essere formalizzato a breve. La compagnia controllata dal fondo di private equity Cinven sarà rilevata per un importo simbolico da cinque big (Intesa Vita, Generali, Poste, Allianz e Unipol), per poi essere “spacchettata” e divisa in parti uguali. Previsto un “paracadute” di 500 milioni di euro. L'Ivass, da parte sua, prorogherà il blocco dei riscatti per alcune settimane (doveva scadere il 30 giugno), con l'obiettivo di mandare in porto l'operazione senza rischi. Le grandi banche faranno da garanti, subentrando nei contratti nel caso in cui gli investitori dovessero chiedere il riscatto della polizza – un'eventualità che, in ogni caso, si cerca di scongiurare con l'intervento delle “big” assicurative, dato che gli attuali clienti Eurovita si troveranno titolari di polizze “sicure” Intesa Vita, Generali, Poste, Allianz e Unipol. L'accordo, se ufficializzato, consentirebbe di tirare un sospiro di sollievo all'intero ramo vita. Abbandonare alla loro sorte i clienti di una compagnia in crisi, infatti, avrebbe rischiato di sferrare un colpo letale all'intero comparto, già stretto fra la crisi della raccolta (negativa per 4,8 miliardi nel primo trimestre 2023 e in calo di oltre 10 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente) e la concorrenza di buoni del tesoro e conti deposito. Non risolvere il caso Eurovita avrebbe innescato una spirale di sfiducia nei confronti del ramo, rischiando di provocare un life run – cioè una richiesta di riscatti di massa. L'intervento del mondo bancario e delle grandi assicurazioni del comparto fa rientrare i rischi, permettendo a questo business di ripartire dai suoi punti di forza. Che non sono certo i rendimenti, minori di quelli offerti da Btp e Bot, con maggiori vincoli sui capitali, ma l'impignorabilità e l'insequestrabilità del denaro investito.

Image by imf.org


Morte di Berlusconi, terremoto sulla sua galassia

Oltre al cordoglio internazionale, la scomparsa dell'ex premier ha suscitato anche forti impatti in Borsa, con un balzo di Mediaset (oggi MediaForEurope N.V.). A una prima occhiata, sembra che i listini abbiano “scommesso” su una futura cessione delle aziende. Ma, più probabilmente, si tratta di pura speculazione.

Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari.

Questa settimana si è aperta con l'improvvisa scomparsa di Silvio Berlusconi. La notizia ha acceso una fiammata sui mercati, segnatamente sui titoli legati alle aziende dell'ex premier: sebbene Fininvest abbia assicurato una continuità di gestione, i mercati – almeno da una prima occhiata - sembrano aver “scommesso” su una futura cessione di alcune imprese della galassia Berlusconi. In particolare, Mediaset ha raggiunto i massimi da inizio anno, mentre Mondadori e Mediolanum sono cresciute in percentuali decisamente più moderate.

La successione

Ma le Borse sono davvero convinte di uno smembramento dell'impero economico di Berlusconi? Quasi certamente no. È più probabile che, invece, il rialzo di Mediaset non sia altro che una pura e semplice speculazione: il cinismo dei mercati è noto, come lo è la tendenza, da parte degli investitori più spericolati, ad approfittare di ogni notizia per ricavarne il più possibile, causando terremoti sui titoli presi di mira. A suo tempo, Berlusconi aveva studiato regole di successione molto chiare, che sembrano indirizzare gli eredi verso una continuità di gestione. Sembra quindi probabile che non si verifichino, nel prossimo futuro, i conflitti esplosi dopo la morte di Leonardo Del Vecchio, con la contestazione di un pur “blindato” testamento: in questi anni, Berlusconi ha lavorato molto sulla coesione dei suoi cinque figli, organizzando anche incontri settimanali fra di loro. Ammesso e non concesso che sorga qualche controversia, ciò potrebbe accadere fra non meno di 15 anni, quando i 16 nipoti dell'ex primo ministro saranno tutti in età adulta. Il problema maggiore potrebbe invece sorgere sul fronte dei finanziamenti a Forza Italia, dato che non è scontato che i figli di Berlusconi decidano di proseguire gli ingenti aiuti economici assicurati al partito dal suo fondatore.

Partenza in rialzo

Per il resto, a livello internazionale, questa settimana è iniziata in crescendo. Per scoprire se si tratti del solito “ping pong” a cui siamo abituati da mesi oppure di una nuova gamba di rialzo dovremo, naturalmente, aspettare la riunione della Bce, prevista per domani. E che non dovrebbe riservare sorprese: si ipotizza che Francoforte insista sulla linea di stretta monetaria, comportandosi come le monadi di Leibniz, che notoriamente “non hanno finestre” sull'esterno, piuttosto che mostrandosi attenta alla situazione dell'economia reale, all'inflazione che cala e allo spettro della recessione. Del resto, l'economia non se la passa un granché bene neppure negli Stati Uniti, dove la Fed potrebbe applicare un approccio meno rigido alla politica monetaria. I massimi raggiunti da Wall Street la scorsa settimana non sono infatti rappresentativi di un reale progresso dell'indice, ma solo l'exploit di un numero limitato di titoli (meno di dieci). Se osserviamo l'andamento dei sottosettori, possiamo facilmente intuire le attuali difficoltà dell'economia tradizionale in gran parte del mondo occidentale. Un esempio dall'Italia: in aprile, la produzione industriale è calata del 7%, e da luglio in poi i problemi potrebbero essere maggiori. Fino a fine giugno, infatti, una contrazione più forte sarà evitata dai backlog di ordinativi dell'esportazione in Germania, legati alla situazione di fine 2022 (migliore rispetto a quella attuale). Tuttavia, dal prossimo mese si inizierà ad avvertire anche la recessione tecnica di Berlino. Ci troviamo dunque di fronte a difficoltà che generano difficoltà, creando una sorta di effetto domino in tutti i settori produttivi.

Frena l'immobiliare

L'economia reale italiana (ed europea) potrebbe soffrire anche della frenata del settore immobiliare, che ha probabilmente raggiunto i valori massimi e rischia di iniziare una parabola discendente. L'aumento del costo del denaro ha già causato una forte contrazione nelle compravendite, che hanno messo a segno un preoccupante -20%. Un fenomeno chiaramente sostenuto dal caro-mutui, che a fine 2021 non superavano il costo dell'1,20% per il tasso fisso (e ancora meno per il variabile) e ora hanno raggiunto il 4,4% per la prima formula e una percentuale maggiore per la seconda. Occorrerà dunque fare attenzione ai prossimi sei mesi. I rischi ci sono e si vedono chiaramente. Li conosce anche la Bce, che come già detto – sebbene l'inflazione stia rientrando – probabilmente non rinuncerà ad ulteriori aumenti dei tassi fino ai 50, o forse ai 75, punti base. Per poi (lo speriamo tutti) iniziare la lenta e graduale discesa nel 2024. Il quadro delle difficoltà riscontrate dall'economia reale è completato dalla deflazione cinese, che impedisce a Pechino di fare da traino per la ripresa, e dal perdurare della guerra russo-ucraina.

Mps, Bper si defila

Solo otto giorni fa, alcune indiscrezioni riportate da Repubblica vedevano la concreta possibilità che Bper fosse interessato ad acquistare Montepaschi. Secondo i rumours una simile operazione, che avrebbe puntato alla costruzione di un terzo polo bancario, avrebbe suscitato interesse anche in Mcc e Unicredit, disposte a rilevare il 25% circa delle filiali della banca senese per rendere più semplice l'acquisizione. Pochi giorni dopo, però, Piero Luigi Montani ha spento gli entusiasmi, affermando chiaro e netto che la banca emiliana non è interessata all'operazione. La dichiarazione dell'amministratore delegato di Bper ha causato un forte calo delle azioni Mps. Tuttavia, trovare un acquirente è solo questione di tempo. È probabile che il mancato interesse di Montani dipenda da considerazioni geografiche o strategiche. Ciò non toglie che oggi come oggi l'acquisizione del Montepaschi potrebbe rappresentare una rilevante opportunità in prospettiva: l'istituto senese è stato depurato dalle scorie, e bene ha fatto lo Stato a procedere all'aumento di capitale. Chiaro: sarà prevalentemente una questione di prezzo. Lo esigono i forti investimenti effettuati con i soldi dei contribuenti, da cui comprensibilmente lo Stato vuole cercare di rientrare almeno in parte. E quindi, come è logico, cercherà di ottenere il massimo dalle trattative, anche considerato l'appeal attuale del mercato bancario italiano. Che è ancora un settore su cui è conveniente scommettere. Oggi come oggi, in generale, è infatti consigliabile alleggerire un po' le posizioni in Borsa, ma resta  vantaggioso continuare a puntare sugli istituti di credito. Nonostante i rialzi recenti, infatti, le banche non hanno ancora raggiunto il loro pieno potenziale a Piazza Affari. E potrebbero riservare nuove sorprese positive.

Image by rawpixel.com


Scudo anti-spread, la rotta è tracciata

Al forum Bce di Sintra, Christine Lagarde ha confermato il rialzo dei tassi (pur con “gradualità e opzionalità”) e soprattutto le misure per evitare l'esplosione dei differenziali. A breve ci si attende il piano operativo

Il punto settimanale di Carlo Vedani - AD di Alicanto Capital SGR - sulla situazione dei mercati finanziari

Sintra, cittadina a 30 chilometri da Lisbona, ha la fama (ben guadagnata) di città delle fiabe: i suoi palazzi, castelli e parchi in stili eclettici, oltre che i colori pastello che appaiono alla vista del viaggiatore, fanno facilmente credere di essere capitati, così per caso, nel bel mezzo di una favola.
E – se è vero che ogni fiaba ha i suoi antagonisti – la sede del forum annuale Bce non è mai stata così azzeccata. Nella cittadina portoghese lodata da Hans Christian Andersen, la presidente Bce Christine Lagarde e la sua squadra sono stati chiamati a definire le strategie per sconfiggere i “cattivi”: l'esplosione dei differenziali, l'inflazione e i rischi di recessione.
A quanto pare la rotta è tracciata: la presidente della Bce ha insistito sulla necessità dello scudo anti-spread e fra non molto sarà presentato il piano operativo dell'operazione. Una buona notizia, nel mare di pessimismo montante e di dati economici preoccupanti.

Nessuna alternativa
Nonostante i commenti critici di Joachim Nagel, governatore della Bundesbank, la Lagarde sembra voler tirare dritto sulla necessità di adottare misure che scoraggino la speculazione. E, probabilmente, non potrebbe fare altrimenti. Con la situazione economica e geopolitica che stiamo vivendo, una tensione sui differenziali proprio non conviene a nessuno.
Ricordiamolo: la situazione economica generale è in netto peggioramento rispetto alle previsioni di inizio anno, abbiamo chiuso il peggior semestre in 50 anni per i mercati finanziari e la seconda parte del 2022 si è aperta ancora all’insegna dei ribassi. Il pessimismo è dilagante, i mercati ci stanno dicendo che le economie occidentali stanno per entrare in una recessione che sa di stagflazione: in queste condizioni trovare un riparo è quasi impossibile. Il dollaro ha quasi raggiunto la parità sulla nostra moneta e il franco svizzero ha già effettuato il sorpasso: l’euro vale ora 99 Rappen: mai successo prima. L'oro, da parte sua, si conferma ben distante dalle caratteristiche di bene rifugio che ha rivestito in passato.
Nessun asset, in altre parole, si salva dall'inflazione, e capire dove investire è attualmente molto difficile.
Sì, perché in Borsa non si salva nessuno: le utility sono scese oltre le previsioni, temendo il rialzo dei tassi, e anche gli energetici sono crollati. Il trend è generale: praticamente tutti i mercati sono calati in maniera indiscriminata e non si riesce a capire quando si potrà vedere un inizio di assestamento e un ritorno a guardare anche i fondamentali delle aziende.
Il quadro è magmatico, in evoluzione. Per questo, è più consigliabile attendere un po' alla finestra: le discese brusche, repentine e per certi versi isteriche dell’ultimo mese inducono alla cautela, anche se, e lo abbiamo già detto, cominciare a comprare su questi livelli incomincia ad essere un’opzione interessante: il Dax tedesco è tornato indietro ai valori di 5 anni fa.

La crisi non risparmia nessuno
Tanto per non lasciarci mancare nulla, persino la Germania mostra segnali di crisi. I dati provenienti dal mercato del lavoro sono preoccupanti, mentre – per la prima volta dalla riunificazione – la locomotiva d'Europa è in deficit commerciale (secondo i dati di aprile). E l'indice azionario tedesco, insieme a quello italiano, ha chiuso giugno come maglia nera del mondo occidentale. Una vera doccia fredda, che dipende in buona parte dalle sanzioni, capaci di colpire molto di più i paesi europei che non la Russia. E di inasprire ulteriormente le divisioni: oggi, se eccettuiamo il Papa, non c'è leader al mondo che si sottragga a un linguaggio bellicoso e chiuso a ogni tipo di trattativa.
E le conseguenze si vedono: la Russia continua a calare i quantitativi di “oro blu” somministrati all'Europa prima che sia l'Europa stessa a decidere di farne a meno, e li indirizza altrove. Mentre c’è chi ne trae vantaggio: l'Algeria, che aveva promesso una maggior fornitura di gas senza un rincaro, ora cambia idea e inizia ad annunciare il rialzo dei prezzi.
Anche dove in teoria le notizie sono positive, il loro impatto è minimo: l'Opec ha deciso di aumentare la produzione, ma Brent e Wti non si schiodano dai valori altissimi raggiunti, dimostrando che il quantitativo di sovrapproduzione è del tutto insufficiente. Tutto questo mentre gli scontri in Libia per la mancanza di servizi e di elettricità rischiano di trasformarsi in qualcosa di più grave. Già oggi molti pozzi di petrolio sono bloccati: se avvenisse uno stop delle esportazioni da Tripoli, l'oro nero rischierebbe di schizzare a 140, e forse ancora più in alto. Senza dimenticare che la Libia, oltre che di petrolio, è anche fornitore di gas.

Banche al centro dell'attenzione
Al centro dell'attenzione c'è anche il settore bancario italiano. A cominciare da Montepaschi, impegnato in un difficile aumento di capitale. La banca senese sta trattando con i privati per ottenere adesioni all'ingresso in azionariato. Un'impresa non facile, ma che comunque non deve preoccupare. Come l'aumento di capitale di Saipem, anche quello di Mps è garantito dal consorzio di garanzia, e quindi si farà. Certo, saremo noi contribuenti a dover corrispondere – oltre alla parte di pertinenza dello stato – anche eventuali quote non sottoscritte e garantite dal settore pubblico.
In questi giorni, si stanno anche compiendo gli ultimi passi verso la nascita di una nuova banca: quella derivante dall'incorporazione di Carige da parte di Bper, la cui fusione dovrebbe essere ufficiale entro fine novembre. L'operazione darà vita a un gruppo fra i top 5 del panorama bancario italiano: “ci permetterà di crescere come scala operativa”, ha dichiarato Piero Luigi Montani, amministratore delegato di Bper, che ha espresso soddisfazione per il merger.
Sullo sfondo, una sentenza della Corte Europea, che ha definito illegittima la decisione Bce di negare agli azionisti Carige gli atti che tre anni fa hanno portato la banca di Via Cassa di Risparmio in amministrazione controllata. È la rivincita di Malacalza e di alcuni piccoli azionisti, che però difficilmente potranno ricevere un risarcimento economico.
Piuttosto, la nuova sentenza della Corte è la dimostrazione che la vigilanza sulle banche dovrebbe essere affidata a funzionari che vivono nello stesso paese in cui l'istituto opera. Ciascun sistema creditizio ha troppe peculiarità che, se non conosciute, possono andare incontro a errori di giudizio. Se un funzionario spagnolo, o olandese, non ha chiara l'articolazione del sistema bancario italiano e il ruolo di Popolari, Bcc e Casse di Risparmio, farà sicuramente fatica a entrare nel merito. Rischiando di travisare la situazione e di commettere sbagli.

Image by rawpixel.com


Privacy PolicyCookie PolicyTermini e Condizioni

CONTROVERSIEDISCLAIMERWHISTLEBLOWING

CHI SIAMONEWSPREMI

Società con azionista unico – Soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Finsolari S.r.l.
Capitale Soc. €1.040.000 int. Versato.CF 11416170154 – P.IVA 01867650028
R.I. Milano Monza Brianza Lodi n. 11416170154 REA MI – 2022469
La SGR aderisce al Fondo nazionale di Garanzia

Milano

Via Agnello, 5 - 20121


Tel. +39 02 863571
Fax +39 02 86357300

Biella

Via Italia, 64 - 13900


Tel. +39 015 9760097
Fax +39 015 9760098

© 2024 Alicanto Capital SGR S.p.A. | All Rights Reserved

Privacy Preference Center